Pál Tünde Noémi

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01 Lug 2009 

Riporto queste parole che mi hanno fatto riflettere sul clima sociale che sta sperimentando l'era in cui ci troviamo a vivere; e forse da interpretare, anche, come una possibile alternativa alla morale dominante del modus vivendi e della solidarietà:

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla Terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
 
Non svelo nient'altro, anche perché nel caso qualcuno si trovi a condividerne il contenuto, sarà in primis a correre per scoprire di chi e cosa si tratti.

Admin · 17 visite · 0 commenti
19 Giu 2009 

Ultimamente, mi è capitato di tradurre alcune poesie di un poeta ungherese contemporaneo.
Fin qua, niente di eccezionale o sensazionale, se non per il semplice fatto che quando ho letto le poesie, il primo impatto che ho avuto, è stato: "Mi sa che si tratta del solito prestigiatore letterario che oltre la sua voglia di emergere, vorrebbe lasciare stupefatta anche la platea dimostrando quanto sia all'altezza di mettere assieme parole ricercatissime esibendo a più non posso il suo vocabolario". 

Ma poi, mi sono detta che non può essere possibile che simili poesie abbiano ricevuto il nihil obstat da parte di un qualsiasi editore e le ho rilette non so quante volte, finché, quando meno me l'aspettavo, l'illuminazione mi ha teso la mano...
Mi sono resa conto che quelle parole (strane, incomprensibili, odiose, tediose), quelle metafore, comparazioni (così assurde, noiose, inadatte e spesso e volentieri contraddittorie) stavano proprio al loro posto e non potevano neppure essere sostituite con altre.
Era come comporre un puzzle senza conoscere però il quadro finale, ma pezzo dopo pezzo l'immagine mi si chiariva, prendeva colore e successivamente anche vita apportando con sé il vero significato del poema.  

E' stato un bel duello ed ero così felice di essere stata capace di sconfiggere atterrando, per l'ennesima volta, la mia superbia e diffidenza.

Esultavo, così tanto, per la vittoria che la mia gioia assomigliava piuttosto a quella della scimmia... quando ha appena scoperto di avere una coda.
 

Admin · 74 visite · 2 commenti
03 Giu 2009 

Sto cominciando a dare ormai quasi per scontato che Ivano, invece di commentare i miei posts o le sue poesie mi risponda con altre. Ma questa volta mi ha spedito un sonetto talmente bello che lo custodirò gelosamente solo per me! 

A proposito di versi e ispirazioni, mentre ero immersa nei miei pensieri prima di partire e per di più trovandomi a Roma, mi era venuto in mente un bellissimo film che avevo visualizzato non appena toccato il suolo italiano. Ne capivo ben poco allora, anzi niente. Guardavo solo come correvano a destra e a manca. Ma quando il "mio" italiano ha cominciato a rendersi un po' più autonomo e a reggersi in piedi tranquillamente anche da solo, ho visto e rivisto tante volte: "In nome del popolo sovrano".
Ammetto che è uno dei miei film favoriti e non per strafottenza, ma credo sia una delle più belle pellicole italiane che abbia mai visto e preferisco rivederla piuttosto che "perdere" il mio tempo con i film di oggi che, ahimè, non mi dicono granché: né gli attori, né le trame...

http://www.youtube.com/watch?v=8W_DoDcU1Vw&feature=related

Questa scena - vedi il link - è stata girata sulla terrazza della loggia del Borromini (recentemente restaurata), parte del palazzo Falconieri, che dal 1927 è di proprietà della Repubblica d'Ungheria.

Certo, va detto che, il film è reso estremamente piacevole e divertente dalla presenza di grandi attori italiani come: Alberto Sordi, Nino Manfredi e via dicendo.

...E come finisce lo spezzone: "La moje 'ndo sta? Con chi sta?" [...] vi mando un caloroso saluto da Budapest.

Admin · 117 visite · 5 commenti
28 Mag 2009 

Questo post è dedicato a un mio carissimo lettore, che so che mi legge fedelmente di nascosto e che fino adesso non ha avuto il coraggio di commentare il mio blog, ma in compenso mi spedisce dei sonetti bellissimi.

Il primo è una risposta al mio sonetto "Cose della vita", che ho pubblicato qui, il 28 marzo.

L'ispirazione di Tünde

Tünde, 'un te la piglia, capita spesso
d'un ave' più la giusta ispirazione;
te, stai tranquilla, si 'ampa lo stesso,
o prima o dopo arriva l'occasione.

A me è capitato, e ti 'onfesso
che un giorno m'arrivò all'improvviso,
quand'ero tanto stanco e un po' dimesso:
l'ispirazione venne dal tu' Viso.

Ti dedi'ai di getto un bel sonetto 
e così la tu' figura portai via
co' mi' pensieri forti e l'ansia 'n petto;

ti conservai ne la fantasia,
sperando di trovarmi al tu' cospetto
pe' riscrive' per te un'altra poesia.

Ivano Scalabrelli, 21 Marzo 2009.

Il secondo, invece, è un sonetto inviatomi poco prima del mio compleanno senza che lui ne fosse a conoscenza.

Il sonetto della notte per Tünde

Cara mia dolce Tünde, Tu sei bella;
sembri una rosa in fiore a primavera,
con gli occhi belli, dolci di fanciulla
e il viso adorno dalla chioma nera.

Senza di te intorno resta il nulla:
più triste è il giorno e tetra ancor la sera,
mentre lontan da te il mio cuore culla
la passione più fervida e sincera.

Bella sei tu quando che guardi e dici,
quando parli di noi di tante cose,
quando sorridi allegra fra gli amici

durante le serate un po' briose,
quando componi versi ed incornici
parole belle, dolci e melodiose.
Ivano Scalabrelli, 07 Maggio 2009.

Ovvia, Ivanone, sei in onda! 


Admin · 156 visite · 3 commenti
10 Mag 2009 

Ci sto provando in tutti i modi, ma non riesco a dare torto a V. Alfieri che inizia "Vita" con queste parole: "Il parlare, e molto più lo scrivere di sé stesso, nasce senza alcun dubbio dal molto amor di sé stesso". Ma poi penso che qualcuno dovrà pur farlo. Anche se la lettura non è detto che renda l'uomo più umano... purtroppo...

Con questa consapevolezza, con la promessa ad alcune persone, ma soprattutto a me stessa di leggere il libro e con la speranza che il paese in questione, forse, tra breve diventi la mia nuova patria, ho letto: "La masai bianca". 
L'autrice è la svizzera Corinne Hoffmann che dalla sua esperienza personale, a quanto sembra, abbia fatto la sua carriera e fortuna.

Devo dire che il libro, anche se è scritto con un linguaggio semplice, mi ha divertito molto e proprio per questo l'ho letto in un attimo. Ero abbastanza ignorante riguardo la vita e i costumi dei masai. 

La protagonista si sposa con un uomo di una tribù guerriera: dunque, due mondi completamente differenti che s'incontrano, due mentalità diverse che cercano di arrivare a un punto d'incontro, sperando di superare qualsiasi contrasto, grazie all'amore che li unisce.

La storia d'amore dopo alcuni anni finisce, soprattutto per la cultura di lui per la quale i diritti delle donne sono basati esclusivamente nell'educare i figli, lavorare e rimanere agli ordini del proprio marito; lei, ragazza d'origini francesi e tedesche si trova a non sopportare più quella che vede come imposizione del marito. 

Dunque, la frase di Molière: "La grande ambition des femmes est d'inspirer l'amour", a quante pare, a lei è riuscita soltanto come intento.


Admin · 158 visite · 6 commenti
01 Mag 2009 

... nella lingua italiana tra i lemmi: DIO e IO c'è soltanto una piccolissima differenza, ovvero una banalissima lettera "d".

Sono felicissima perché d'ora in avanti, mi potrò tranquillamente considerare (quasi) una divinità! 

Admin · 138 visite · 2 commenti
28 Mar 2009 

Eh, lo so che da giorni fremete, premete, aspettate impazienti che metta su un post, perché ormai siete stanchi e annoiati di leggere gli stessi, ma la mera verità è che da un po' di tempo non ho e non trovo l'ispirazione giusta.

A quanto pare, anche questa pseudo-poetessa ungherese (che cerca disperatamente di comporre sonetti in vernacolo senese) nel vergare la poesia si è trovata in un momento d'assenza totale d'ispirazione:

Cose della vita

Mi so' comprata proprio un bel rimario
e pensavo d'ave' facilità
a sforna' de' sonetti a volontà
invece mi succede un po' 'l contrario.

Mi ritrovo davanti 'sto divario
'un m'aspettavo 'sta difficoltà
e devo di' con gran sincerità
che 'un m'aiuta manco 'l dizionario.

Mi pare anche d'esse' un po' intontita
e fo così 'sta considerazione:
è che m'è andata via l'ispirazione.

Così succede anche nella vita:
quando pensi che hai, 'un ce la fai,
e ce la fai sicuro, quando 'un hai.


Approfitto, almeno, per smontare la sua morale, perché a differenza, io non mi sono comprata proprio un bel niente e nonostante... mah... saranno, veramente, cose della vita?

Mi (e vi) consolo e vi lascio in ascolto di questa canzone di Van Morrison. Sembrerebbe che anche la sua mamma, a suo tempo, gli avesse suggerito: "There'll be days like this".


http://www.youtube.com/watch?v=JkVXv-vlCvs


Admin · 206 visite · 4 commenti
07 Mar 2009 

Da giorni leggo e sento un po' ovunque la stessa frase: "Bisogna uscire fuori dalla crisi": si organizzano qua e là x e y incontri per promuovere, boh, sinceramente non lo so..., forse qualche prodotto di marca! 
 
Infine, sono altrettanti giorni che mi faccio la stessa domanda, visto che ahimè la mia memoria comincia a vacillare: "Ma come abbiamo fatto a entrarci?!", perché non mi ricordo più la porta d'accesso... 

Dulcis in fundo: per adesso, di parole se ne sparano tante, ma nessuno viene preso. 

Allora, chi c'è c'è, chi non c'è non c'è: comin... continua il gioco! E... strada permettendo, io ora scappo perché non vorrei mi facessero tana!


Admin · 172 visite · 1 commento
01 Mar 2009 

La lettura è un passatempo piacevole. Può essere notevole se si riesce a trarne preziose informazioni, unendo il gradevole con l'utile. Ma diventa lodevole se il testo è in grado di descrivere la situazione attuale, suscitando nel lettore un senso di gioia o di mestizia... a seconda dei casi.

Recentemente, ho letto il sonetto "Er bon governo" di G. G. Belli e sono rimasta stupefatta nello scoprire come il tempo sembra non sia affatto passato, nonostante fosse redatto nel 1836!

Er bon governo

Un bon governo, fijji, nun è cquello
Che vv'abbotta l'orecchie in zempiterno
De visscere pietose e ccor paterno:
Puro er lupo s'ammaschera da aggnello.

Nun ve fate confonne: un bon governo
Se sta zzitto e ssoccorre er poverello.
Er restante, fijjoli, è tutt'orpello
Pe accecà ll'occhi e ccomparì a l'isterno.

Er vino a bbommercato, er pane grosso,
Li pesi ggiusti, le piggione bbasse,
Bbona la robba che pportàmo addosso...

Ecco cos'ha da fà un governo bbono;
E nnò ppiàggneve er morto, eppoi maggnasse
Quant'avete, e llassavve in abbandono.

(Giuseppe Gioachino Belli, 25 settembre, 1836.)

Admin · 318 visite · 4 commenti
21 Feb 2009 

La tradizione popolare, nazionale e internazionale, tramanda la leggenda in innumerevoli testi scientifici: il cibo è sempre stato fondamentale per chiunque e lo è tuttora, anzi senza quello... si ricomincia, peut-être, un'altra vita.

La realizzazione di questo cortometraggio lo dimostra ampiamente: quando si mangia, nulla può importare di cosa accada intorno. 

Per la messa in (s)cena di questo video si ringrazia l'ospite d'onore: Criceto Bianco Affamato, per aver accettato l'invito; si è infinitamente grati per la sua gentile collaborazione e soprattutto per la prestazione della sua nobile immagine.
Invece per l'attuazione di questo filmato ci si sente di dare un ringraziamento speciale al Comune Inesistente della regione Pontefunesta.


Regia
- Mano Visibilmente Di Mostrata
Assistente regia:
- Fasulla Lasciata (in Pace)
Protagonisti
- Piano Forte Nostrano
- Pop Corn 
- Dita Manipolatrici
Musica:
- Banda Anni Cinquanta&Sessanta
Voce di base:
- Elvis Prestley
Costumi:
- Tastiere Lunghe Bianche
- Tastiere Corte Nere
- Pelliccia Cricetina
- Chicco Mais Gonfiato 
Effetti speciali:
- Risata Disturbatrice
- Do Mi' Re
- Boing Zdoing
Illuminazione:
- Lampa Dario
- Luce Della Stanza
Sponsor:
- Azione Farinbeni
- Roba Da Matti

Film realizzato da: Mental Mente, Inc.


Admin · 152 visite · 2 commenti
14 Feb 2009 

Come qualcuno di voi già sa, a partire da questa settimana sono diventata un'allieva del laboratorio del gruppo dei sonettisti senesi e da alcuni giorni i miei pensieri li esprimo in versi...

Mi sento immensamente onorata per essere stata accolta in maniera affettuosa e calorosa.
Ho degli insegnanti da cui avrò la possibilità d'imparare non solo lo stile di come poetare scrivendo sonetti, ma anche come scrivere i suddetti in vernacolo senese. Per me è una occasione unica e ne sono molto fiera e lieta!

L'ispirazione da parte dei miei colleghi è tanta, la loro produzione è en gros, mentre io compongo ancora solo artigianalmente.

Comunque, sono stata già introdotta nel modo più soddisfacente, visto che il mio 'maestro', Francesco Burroni, ha scritto di me: "la fanciulla ungherese che brucia i tempi". Spero di non deluderlo. 

... E ora che mi hanno messo a disposizione un cavallo e sto già in sella, ho solo da galoppare per raggiunger la compagnia bella!


Admin · 263 visite · 3 commenti
03 Feb 2009 

tenendo ognor la mente in sua balia", questa citazione descrive appieno l'esperienza che ho avuto nel leggere il mio primo romanzo in esperanto: "Ĝambo rafiki. La karavano de amikeco tra Afriko" scritto da Székely Tibor.

Non saprei perché questo libro mi abbia colpito così profondamente: forse perché è stato scritto da un mio compaesano, forse perché possiedo anche io lo spirito avventuroso, forse perché parla di terre lontane, culture e lingue diverse, forse perché sono appena tornata dall'Africa, forse per tutti questi motivi messi assieme o... ma in fondo a chi può importare? Resta il fatto che questo viaggio, che lo scrittore ha intrapreso attraversando quasi venti paesi, vorrei farlo anche io...  e se il progetto non dovesse andare in porto, almeno mi consolerò nell'averlo fatto mentalmente.

Concordo pienamente con l'autore quando dice: "Ni restas senspiraj pro emocio. Subite antaux niaj okuloj malfermigxis panoramo de tute nova mondo", perché è la spinta che sprona anche a me a intraprendere un viaggio, offrendomi la possibilità di lasciare dietro il mio essere abituato, arrugginito e intrappolato nella quotidianità e di rinascere, come la fenice dalle proprie ceneri, con una nuova visione del mondo che apporta con sé tutte le sue ricchezze. 

Un libro bellissimo, ma temo esista solo in esperanto, quindi non vi farò nessuna recensione, perché, a meno che non decidiate d'imparare la lingua, non avreste l'opportunità di apprezzarlo.

In cambio, ho deciso d'essere magnanima deliziandovi con un'altra mia "poesia" che narra, nientedimeno, il mio primo contatto con alcuni esperantisti italiani. Si tratta di "un'opera d'arte" che ho scritto un po' di tempo fa:

Comincia il corso intensivo d'esperanto,
Dalle ore dieci mi stanno 'sperando',
Dietro un portone di una x scuola 
E appena entro, sento:  - Ah, eccola!

- Sì, sono io, anche se vi sembra strano,
Sono venuta apposta a Montepulciano,
A rendermi conto che non è solo un sogno,
Di studiare e porre fine al "mi vergogno".

Oltre il professore, siamo in totale tre
E dopo il pranzo si ricomincia alle tre.
Noto che è una lingua come tante altre,
Con regole non difficili da imparare.

In un atmosfera, a dir poco, familiare,
Dove è facile mettersi a confabulare,
Ci si sente ad agio a parlare dei ricordi
E viene citato persino Alberto Sordi.

Questo è solo l'inizio di un'avventura,
Di una storia, che al giorno d'oggi dura.
Chi saprà dire ancora per quanto tempo?
E ammetto: è stato un bell'avvenimento!

 

Admin · 190 visite · 5 commenti
27 Gen 2009 

"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi."
(Citazione presa da "Se questo è un uomo")

Nel giorno della Sho'ah, mi piace ricordare con il cuore e non rammentare con la mente, queste parole di Primo Levi, descrivendo le circostanze dell'immane tragedia che più di mezzo secolo fa, ha martellato così selvaggiamente l'Europa colpendola profondamente nella sua anima.

Primo Levi ha lasciato in eredità oltre i suoi scritti, anche la raccomandazione di non dimenticare e di mantenere viva la fiamma della memoria sui fatti accaduti nella seconda guerra mondiale.

27 gennaio, data importante. Oltre all'Olocausto è anche il giorno della scomparsa del grandissimo compositore italiano, Giuseppe Verdi, uomo che con il suo nome e le sue opere ha omaggiato la sua terra valicandone i confini, rendendola ancora più famosa e illustre.

Vorrei, dunque, commemorare il giorno della Memoria con il bellissimo pezzo verdiano preso dal Nabucco: "Va, pensiero"...



Admin · 231 visite · 7 commenti
21 Gen 2009 

Come direbbe in questi casi il mio favorito e ingegnoso attore americano, Jack Nicholson: "Just what the world needs, another actress!", sono molto lieta di annunciare che da una decina di giorni è iniziato il GF9! 

Mi trovo, dunque, nel settimo, ottavo... decimo (ho già perso il conto) cielo perché si esaudisce il mio desiderio anche quest'anno, e cioè, considerato che mi piace così tanto, per alcuni mesi avrò la possibilità d'imparare… imparare e imparare! 

Eh già, proprio imparare perché nella casa più rinomata e spiata del Bel Paese si affrontano degli argomenti davvero profondi, essenziali e soprattutto vitali per risolvere problemi economici e sociali di cui il paese ha bisogno: inflazione, mutui, disoccupazione, la recessione dell’economia oppure fondi per lo sviluppo della sanità e dell'istruzione... 

Persino vengono discussi temi del tipo: "E' giusto rifarsi le tette e portare la sesta?", visto che è uno scoop, d’altronde è la prima volta che succede nel mondo dello spettacolo oppure "Come buttarsi nel letto di un perfetto sconosciuto dopo un solo giorno?" e in seguito meravigliarsi, (leggendo sui giornali, ascoltando le notizie in tv o parlandone al bar) come mai alcune donne vengono stuprate da individui perfettamente sconosciuti?!

Inoltre, ci viene insegnato o rammentato il bon ton, come comportarsi civilmente: urlare quando si pensa d'essere nel giusto o di avere ragione, essere volgari usando parolacce a tonnellate per affermare qualsiasi concetto o dare a esse quella utilità che la comunicazione orale perde, ovvero sostituire la punteggiatura: invece di mettere il punto o la virgola, si è pregati di emettere una parolaccia, mandando il prossimo lontano, magari con l'augurio che veda qualche paese esotico. 

Ci viene anche ricordato, dove il linguaggio non arriva, di non demoralizzarci perché possiamo sempre rivolgerci al paralinguaggio, ovvero menando chi ci sta di fronte pur di appoggiare la supremazia del nostro credo.

Quindi, capite che per tutti questi buoni motivi appena elencati, non posso stare alla larga sentendomi indifferente. Anzi da giorni che sono in fibrillazione, perché ritengo sia una occasione davvero unica che oltretutto capita solo una volta all'anno (!) e che non la si può buttare fuori dalla finestra visto che è entrata trionfalmente nelle nostre case e vite attraverso i piccoli schermi: tv, computer, cellulare...

[...] La vita è un palcoscenico, come disse l'amatissimo Shakespeare e nella vita siamo già costretti, volenti o nolenti, d'usare le maschere pirandelliane, ma a quanto pare oggigiorno, ovunque mi volti, sempre più di frequente mi capita d’incontrare persone che sentono la necessità di salire sul palcoscenico, quello vero, forse perché non troppo amate dai loro cari e/o dall'ambiente in cui si trovano o semplicemente non hanno ben interpretato il messaggio shakespeariano o forse non l'hanno nemmeno studiato, ma che comunque sia, hanno anche bisogno degli applausi, quelli veri e di un pubblico, quello vero, che le segua. 

Ma per dare un senso alla propria vita è davvero così fondamentale sentirsi: al centro dell’attenzione, simpatici, belli, chic, all'avanguardia, nel perenne stato di carnevale e/o vestiti da veri alberi di natale?! 

Chissà…


Admin · 171 visite · 5 commenti
17 Gen 2009 

E' risaputo che i segnali stradali sono indispensabili per regolare il traffico e servono per trasmettere una informazione conosciuta e condivisa da tutti gli utenti in possesso di una patente e non solo. In effetti, il codice stradale parla chiaro, fin troppo chiaro e chi sgarra, paga multe salatissime e anche questo è noto!

Ma siamo davvero così sicuri che i significati di questi cartelli, pur essendo 'universali' (nel mondo globale in cui viviamo si sono adeguati anche loro), possano essere sempre e comunque letti allo stesso modo?!

Potrebbe essere davvero interessante vedere come alcuni di essi presi a caso, collocati assieme e con un certo ordine consequenziale possano dare luogo a una interpretazione ben diversa da quello che noi "patentati" conosciamo benissimo (altrimenti cosa giustificherebbe l'esistenza della nostra patente?)
Tutto questo per dimostrare che le immagini che seguono (vedi il link), disposte in un determinato modo, pur apparendo incredibile, in realtà raccontano una storia d'amore, o meglio, un'avventura amorosa.

Per visualizzare quanto appena detto, cliccate sul link sottostante:


Con un pizzico di fantasia potreste decifrare tranquillamente anche da soli cosa volessero esprimere questi cartelli stradali, ma per facilitare il raggiungimento dello scopo, scopro l'enigma traducendo il testo dall'ungherese all'italiano, seguendo scrupolosamente e fedelmente l'esatta sistemazione delle didascalie.

01. Esco, un bel giorno, a fare un giro in bicicletta.
02. Casualmente, m'imbatto in una donna sdraiata.
03. Per un po' ci fissiamo, girandoci intorno,
04. poi lei si predispone,
05. allarga una gamba,
06. poi l'altra.
07. e io mi "introduco".
08. Mentre lei si complimenta con la lunghezza
09. e anche con il peso
10. io mi muovo avanti-indietro
11. provando diverse
12. posizioni,
13. aumentando
14. anche la velocità.
15. Quando arrivo al punto di non ritorno,
16. lei grida: "ALT!
17. Non ho preso la pillola!"
18. Il mio entusiasmo cala drasticamente.
19. [...] Dopo 9 mesi ricevo una chiamata,
20. dall'ospedale:
21. Sono diventato padre!
22. Sento che il mondo mi crolla addosso. 
23. Da quel momento inutilmente lavoro dalla mattina alla sera,
24. scivolo sempre più in basso, pagando tasse e percentuali
25. e non trovo più tempo neanche per la bicicletta. 

La fortuna vuole che durante la guida vediamo i segnali stradali uno alla volta, altrimenti... hm, chi più ne ha più ne (ri)metta?! 

Admin · 131 visite · 2 commenti
13 Gen 2009 

Prevedevo di non poter permettermi lo sfizio di non assistere al dibattito: "Ma che razza di parole usi?" organizzato dal circolo Arci di Siena che ha visto come i suoi principali protagonisti e ospiti gli attori Moni Ovadia e Dario Vergassola. A metà dell'incontro, ha avuto luogo anche l'intervento telefonico di Roberto Natale, il presidente della FNSI, che a un certo punto per motivi ignoti, chiamiamoli tecnici, si è interrotta la conversazione.

L'incontro si è organizzato soprattutto per dire NO a qualsiasi forma di razzismo e discriminazione, per riflettere sull'uso responsabile di "che razza di" linguaggio usiamo, di cercare di non fare mai di tutta un'erba un fascio; inoltre si è parlato anche della guerra nella striscia di Gaza e non per ultimo del monopolio e della manipolazione dell'informazione. 
(Qui mi vengono in mente le parole di G. Orwell: "Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori d'altri, questo è tutto.", aggiungendo tra l'altro che è il mio perenne dilemma, perché da un lato dò ragione a Orwell, ma dall'altra parte penso che forse non bisognerebbe gettare la spugna rassegnandosi nel tentare di cambiare... l'immutabile.)

Devo dire che ho (ri)visto un Moni Ovadia in forma, con grinta e molto deciso nel voler trasmettere quello che si è proposto di dire e un Dario Vergassola - la prima volta che lo vedo dal vivo - divertente, sempre con la battuta pronta (a mio giudizio forse un po' pure troppo) e non per ultimo un pubblico molto ricettivo e stranamente silenzioso (a parte quei pochi, ovunque ti trovi, sempre presenti e pronti a ciancicarti la gomma americana nelle orecchie... incluso a un concerto di musica classica!) 
Mi ha fatto particolarmente piacere sentire Moni Ovadia accennare al mio linguista preferito: Noam Chomsky.

Ero intenzionata a prendere degli appunti (il mio registratore l'ho dimenticato a casa), ma mi sono vista impossibilitata: innanzitutto perché non c'erano posti a sedere (la sala messa a disposizione era stracolma) e soprattutto perché prendere appunti significava perdere racconti, annedotti e battute preziose.
 
Insomma, due intensissime ore talmente coinvolgenti che per mia sorpresa non mi sono affatto sentita stanca e stare davanti alla prospettiva di rimanere in piedi per due ore (che sono pur sempre centoventi minuti), in una sala strapiena di persone, all'inizio non era un'idea molto allettante, ma ce l'ho fatta ed è valsa veramente la pena.


Admin · 129 visite · 0 commenti
12 Gen 2009 

Per convincere "l'uomo di casa" che mi accompagnasse nell'Africa subsahariana, mi sono dovuta improvvisare poetessa... e non con versi qualsiasi. Avrei dovuto presentargli un "qualcosa" in cui il tema consistesse nello scrivere un poema, non solo in italiano, ma che menzionasse anche la destinazione in questione.
Anche se non si tratta di una poesia di cui uno possa andare fiero, essendo però io straniera, forse posso permettermi (ancora) il lusso di pubblicarla! 
Immetto, dunque, questo "capolavoro" finora pubblicizzato solo a parole:

Africa

"Dove?! In Guinea, a Conakry?!"
Quel giorno così mi rispose Cri.
Mentre continuai: "Ti porterò lì,
Alla fine so che mi dirai di: sì.

Se vuoi, ti prometto anche il Safari,
Nel bel mezzo a tantissimi affari...
Speriamo di non beccare la malaria,
Altrimenti non vedremo più l'Italia!"

... Come si può intuire, non solo l'ho convinto e ho vinto, ma siamo anche andati e ritornati... sani e salvi! 


Admin · 158 visite · 2 commenti
08 Gen 2009 


Si mormora…, macché, scientificamente è dimostrato, che lingue come il finlandese e l'ungherese facciano parte dello stesso ceppo linguistico, ossia del gruppo ugro-finnico. Infatti.

Ben sapendo che per esempio un olandese ha la sua lingua “sul ramo” delle lingue germaniche, pur non avendo mai studiato lingue di questo gruppo del tipo: l’inglese, lo svedese, il tedesco, il norvegese, il danese o l’islandese, ma a venirne in contatto, riesce a capire qualche lemma o magari qualche frase qua e là… dunque, la tentazione di testare il mio albero linguistico è stata così forte da sentirmi assalita dall’idea pensando: “Che meraviglia, perché se le cose stanno veramente così, allora la verifica la faccio anch’io!”

Quindi, le ricerche sul confronto delle due lingue sono iniziate e ho ottenuto il materiale da sperimentare grazie alla genialità di un video realizzato da un mio amico (vedi il link), dove l’oggetto di “studio” è la bellissima canzone "Kuolema Tekee Taiteilijan", cantata dal famoso gruppo musicale finlandese: Nightwish.

http://www.vicclap.hu/static/media/200702/movie42421.wmv

Per gli amanti della linguistica, oltre il testo in finlandese, riporto anche le parole della canzone tradotte in inglese anche per rendere comprensibile il testo.

Il testo originario in finlandese“KUOLEMA TEKEE TAITEILIJIAN”

Kerran vain haaveeni nähdä sain/ En pienuutta alla tähtien tuntenut/ Kerran sain kehtooni kalterit/ Vankina siel täkirjettä kirjoitan/ Luojani, luoksesi anna minun tulla siksi miksi lapseni minua luulee/ Sinussa maailman kauneus/ Josta kuolema teki minusta taiteilijan/ Luojani, luoksesi anna minun/ tulla siksi miksi lapseni minua luulee/ Luojani, luoksesi anna minun tulla siksi miksi lapseni minua luulee/ Oman taivaan tänne loin/ Anna minun päästä pois/ Oman taivaan tänne loin/ Anna minun päästä pois

Il testo del brano tradotto in inglese“DEATH MAKES AN ARTIST”

Only once I could see my dream/ Didn't feel the smallness under the stars/ Once I got bars in my cradle/ As a prisoner I write a letter from there/ My Lord, let me come to you, let me become what my child thinks I am/ In you is the beauty of the world, of which death made me an artist/ My Lord, let me come to you, let me become what my child thinks I am/ My own heaven I created here/ Let me get away/ My own heaven I created here/ Let me get away 

Sul filmato, invece, le immagini corrispondono ai sottotitoli in ungherese e non sono altro che la semplice interpretazione per un orecchio magiaro. Aggiungo che, a mano a mano che scorre la canzone, nella mente di un ungherese si presentano le suddette immagini e non perché il mio amico avesse voglia di scherzare, bensì semplicemente, perché è l’esatta trascrizione del suono delle parole cantate in finlandese. 

Il risultato dell’esperimento? Direi che i secoli trascorsi lontani gli un(n)i dagli altri si fanno veramente notare e per un ungherese capire un finlandese (e/o viceversa), oggigiorno, è un vero tour de force. Peccato. E come dimostrano le immagini, un ungherese, a causa delle incongruenze e illogicità (pur sentendo parole, incluso frasi corrette, ma totalmente sconnesse fra di loro, e con la mancanza di un filo conduttore e soprattutto non avendo nulla a che vedere con il significato del testo di partenza) alla fine della canzone potrebbe facilmente trovarsi sull’orlo di una crisi di nervi. 


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04 Gen 2009 


Dopo tante esitazioni mie ed esortazioni d’altri, finalmente, sono arrivata alla conclusione di aprire anch’io un blog. Inizio, dunque, presentando il significato e l’origine del mio nome al fine di renderlo visibile.

Infatti, ovunque vada nel mondo, appena mi presento a qualcuno - che non sia di madrelingua ungherese – la domanda con cui vengo "sorpresa" è sempre la stessa (comprensibilmente, poiché il nome esiste esclusivamente nella lingua ungherese): "Di dove sei?" "Che nome è Tünde, per caso è tedesco?!"

Pertanto, in queste situazioni non faccio altro che rimboccarmi le maniche e per l'ennesima volta, come un registratore, enuncio solennemente la solita risposta: "No, sono ungherese, eccome! E per di più il mio nome è ungherese doc, anzi è frutto della fantasia di un poeta ungherese, vissuto nei primi dell‘800 che si chiama Vörösmarty Mihály e nella letteratura ungherese esiste una sua opera teatrale nella quale il poeta inventa il nome. L’opera s’intitola: "Csongor és Tünde". Csongor (un nome ungherese maschile) che nell’opera fiabesca copre il ruolo di figlio minore di un re e Tünde (che deriva dalla parola ungherese “tündér “ che significa “fata”) che nell’opera fa la parte della regina delle fate” […]

Breve presentazione dell’opera teatrale: “Csongor és Tünde”

Nella creazione del dramma fiabesco “Csongor és Tünde” (che è in cinque atti), il poeta s’ispira in parte al “Flauto magico” di Mozart e in parte al “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare.

“Csongor és Tünde” è la creazione più originale nel campo del teatro di Vörösmarty, che deriva il suo intreccio dal cinquecentesco “Principe Argivo” di Albert Gyergyai, ma con l'introduzione di alcuni personaggi supplementari e conferendo a quelli, mutuati significati tipici e simbolici. Vörösmarty trasforma la «bella storia» del Gyergyai in un dramma filosofico.

L'intreccio consiste principalmente nella peregrinazione del principe Csongor alla ricerca di Tünde, che è una fata, vale a dire alla ricerca della felicità, ma a un certo punto, al decisivo crocevia, Csongor, incontra tre personaggi: il mercante, il principe e il filosofo, che hanno ciascuno una loro propria via verso la felicità che intendono insegnare a Csongor.

Tre atti più in là l'incontro si ripete al trivio, allorquando i tre personaggi tornano delusi, dopo aver esperimentato il fallimento del proprio credo: la ricchezza, la potenza, il sapere.

Questo secondo incontro avviene dopo l'apparizione di un altro personaggio: la personificazione della Notte, che in un monologo rivela una pessimistica concezione della storia che ritorna nel nulla, e poi commenta, beffarda, la decisione di Tünde di abbandonare il suo stato soprannaturale di fata per soddisfare il desiderio di un uomo mortale.

Il tessuto dell'intreccio è arricchito, la ricerca della felicità è resa più complessa dal fatto che Vörösmarty mette Balga al servizio di Csongor e al seguito di Tünde colloca Ilma.

Non si tratta di semplici contrappesi drammatici o di ancoraggi nel realismo: anche Balga e Ilma sono alla ricerca uno dell'altra e viceversa servono per rendere più larga la gamma dei sentimenti e dei tipi umani e permettere al poeta un procedimento a contrappunto che, aggiunto alle bravure timbriche, soprattutto nelle scene dei genietti e dei diavoletti, conferisce a tutta la fiaba drammatica una stupenda musicalità.

Nonostante la delusione dei tre viandanti e la filosofia pessimistica della Notte, il dramma ha lieto fine:

“È mezzanotte, la notte è fredda e triste,Il cielo si copre di lutto. / Vieni, caro, a gioire nella notte con me, / L'unico a star desto è l'amore”.


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