Dopo tante esitazioni mie ed esortazioni
d’altri, finalmente, sono arrivata alla conclusione di aprire anch’io un blog.
Inizio, dunque, presentando il significato e l’origine del mio nome al fine di
renderlo visibile.
Infatti, ovunque vada nel mondo, appena
mi presento a qualcuno - che non sia di madrelingua ungherese – la domanda con
cui vengo "sorpresa" è sempre la stessa (comprensibilmente, poiché il
nome esiste esclusivamente nella lingua ungherese): "Di dove sei?" "Che
nome è Tünde, per caso è tedesco?!"
Pertanto, in queste situazioni non
faccio altro che rimboccarmi le maniche e per l'ennesima volta, come un
registratore, enuncio solennemente la solita risposta: "No, sono
ungherese, eccome! E per di più il mio nome è ungherese doc, anzi è frutto
della fantasia di un poeta ungherese, vissuto nei primi dell‘800 che si chiama
Vörösmarty Mihály e nella letteratura ungherese esiste una sua opera teatrale
nella quale il poeta inventa il nome. L’opera s’intitola: "Csongor és
Tünde". Csongor (un nome ungherese maschile) che nell’opera fiabesca copre
il ruolo di figlio minore di un re e Tünde (che deriva dalla parola ungherese
“tündér “ che significa “fata”) che nell’opera fa la parte della regina delle
fate” […]
Breve presentazione dell’opera teatrale:
“Csongor és Tünde”
Nella creazione del dramma fiabesco
“Csongor és Tünde” (che è in cinque atti), il poeta s’ispira in parte al
“Flauto magico” di Mozart e in parte al “Sogno di una notte di mezza estate” di
Shakespeare.
“Csongor és Tünde” è la creazione più
originale nel campo del teatro di Vörösmarty, che deriva il suo intreccio dal
cinquecentesco “Principe Argivo” di Albert Gyergyai, ma con l'introduzione di
alcuni personaggi supplementari e conferendo a quelli, mutuati significati
tipici e simbolici. Vörösmarty trasforma la «bella storia» del Gyergyai in un
dramma filosofico.
L'intreccio consiste principalmente
nella peregrinazione del principe Csongor alla ricerca di Tünde, che è una
fata, vale a dire alla ricerca della felicità, ma a un certo punto, al decisivo
crocevia, Csongor, incontra tre personaggi: il mercante, il principe e il
filosofo, che hanno ciascuno una loro propria via verso la felicità che
intendono insegnare a Csongor.
Tre atti più in là l'incontro si ripete
al trivio, allorquando i tre personaggi tornano delusi, dopo aver esperimentato
il fallimento del proprio credo: la ricchezza, la potenza, il sapere.
Questo secondo incontro avviene dopo
l'apparizione di un altro personaggio: la personificazione della Notte, che in
un monologo rivela una pessimistica concezione della storia che ritorna nel
nulla, e poi commenta, beffarda, la decisione di Tünde di abbandonare il suo
stato soprannaturale di fata per soddisfare il desiderio di un uomo mortale.
Il tessuto dell'intreccio è arricchito,
la ricerca della felicità è resa più complessa dal fatto che Vörösmarty mette
Balga al servizio di Csongor e al seguito di Tünde colloca Ilma.
Non si tratta di semplici contrappesi
drammatici o di ancoraggi nel realismo: anche Balga e Ilma sono alla ricerca
uno dell'altra e viceversa servono per rendere più larga la gamma dei
sentimenti e dei tipi umani e permettere al poeta un procedimento a
contrappunto che, aggiunto alle bravure timbriche, soprattutto nelle scene dei
genietti e dei diavoletti, conferisce a tutta la fiaba drammatica una stupenda
musicalità.
Nonostante la delusione dei tre
viandanti e la filosofia pessimistica della Notte, il dramma ha lieto fine:
“È mezzanotte, la notte è fredda e triste,/ Il cielo si copre di
lutto. / Vieni, caro, a gioire nella notte con me, / L'unico a star
desto è l'amore”.
01.07.09 @ 16:26:57
da Admin
Certo che dev'essere stato un gran ...
21.06.09 @ 23:09:21
da Frà
Anche a me piacciono molto i ...
21.06.09 @ 01:05:36
da Banana33
Grazie, è stato veramente fantastico!
16.06.09 @ 12:44:16
da Admin
Bella veramente questa scena, non posso ...
09.06.09 @ 12:28:30
da Csípõs Paprika