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    Affissione degli articoli inviati il: 19.06.09

    19 Giu 2009 

    Ultimamente, mi è capitato di tradurre alcune poesie di un poeta ungherese contemporaneo.
    Fin qua, niente di eccezionale o sensazionale, se non per il semplice fatto che quando ho letto le poesie, il primo impatto che ho avuto, è stato: "Mi sa che si tratta del solito prestigiatore letterario che oltre la sua voglia di emergere, vorrebbe lasciare stupefatta anche la platea dimostrando quanto sia all'altezza di mettere assieme parole ricercatissime esibendo a più non posso il suo vocabolario". 

    Ma poi, mi sono detta che non può essere possibile che simili poesie abbiano ricevuto il nihil obstat da parte di un qualsiasi editore e le ho rilette non so quante volte, finché, quando meno me l'aspettavo, l'illuminazione mi ha teso la mano...
    Mi sono resa conto che quelle parole (strane, incomprensibili, odiose, tediose), quelle metafore, comparazioni (così assurde, noiose, inadatte e spesso e volentieri contraddittorie) stavano proprio al loro posto e non potevano neppure essere sostituite con altre.
    Era come comporre un puzzle senza conoscere però il quadro finale, ma pezzo dopo pezzo l'immagine mi si chiariva, prendeva colore e successivamente anche vita apportando con sé il vero significato del poema.  

    E' stato un bel duello ed ero così felice di essere stata capace di sconfiggere atterrando, per l'ennesima volta, la mia superbia e diffidenza.

    Esultavo, così tanto, per la vittoria che la mia gioia assomigliava piuttosto a quella della scimmia... quando ha appena scoperto di avere una coda.
     

    Tünde · 520 visite · 2 commenti