Pál Tünde Noémi

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Affissione degli articoli inviati il: 01.03.09

01 Mar 2009 

La lettura č un passatempo piacevole. Puň essere notevole se si riesce a trarne preziose informazioni, unendo il gradevole con l'utile. Ma diventa lodevole se il testo č in grado di descrivere la situazione attuale, suscitando nel lettore un senso di gioia o di mestizia... a seconda dei casi.

Recentemente, ho letto il sonetto "Er bon governo" di G. G. Belli e sono rimasta stupefatta nello scoprire come il tempo sembra non sia affatto passato, nonostante fosse redatto nel 1836!

Er bon governo

Un bon governo, fijji, nun č cquello
Che vv'abbotta l'orecchie in zempiterno
De visscere pietose e ccor paterno:
Puro er lupo s'ammaschera da aggnello.

Nun ve fate confonne: un bon governo
Se sta zzitto e ssoccorre er poverello.
Er restante, fijjoli, č tutt'orpello
Pe accecŕ ll'occhi e ccomparě a l'isterno.

Er vino a bbommercato, er pane grosso,
Li pesi ggiusti, le piggione bbasse,
Bbona la robba che pportŕmo addosso...

Ecco cos'ha da fŕ un governo bbono;
E nnň ppiŕggneve er morto, eppoi maggnasse
Quant'avete, e llassavve in abbandono.

(Giuseppe Gioachino Belli, 25 settembre, 1836.)

Tünde · 715 visite · 4 commenti