Pál Tünde Noémi

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Affissione degli articoli inviati il: 18.06.10

18 Giu 2010 

Vorrei tanto poter avere quella visione a trecentosessanta gradi, quella padronanza, profonditŕ, raffinatezza e capacitŕ di maneggiare il linguaggio come J. L. Borges. Seguendo le sue orme, volevo omaggiare anche io il gioco degli scacchi con un sonetto, ma per adesso, siccome sono ancora all'inizio nel trattamento della lingua italiana, il mio livello... č lontano anni luce dal suo.
Momentaneamente, ho scritto questo sonetto, recitato stamattina su Radio Siena, ma la mia mente č giŕ impegnata nella realizzazione di qualcosa di piů significativo:

Il silenzio sottovalutato

Ah, gli scacchi? Nessuno ha mai afferrato
la vera essenza, ma effettivamente 
per molti č la palestra della mente
i filosofi l'hanno confermato.

Certi dicano che č terribilmente
serio o inutile e deve esse' amato
pe' combatte' un incontro ben giocato...
Ma qualcuno s'č chiesto mai realmente:

Perché c'č da sta' zitti e dura un sacco
'sta partita con quei pezzi di legno
pe' scopri' quale regno dŕ lo scacco?

Le parole so' cosě spaventate
a vede' 'sta creazione dell'ingegno
che ne rimangano terrorizzate!

14. Giugno, 2010.

Chiudo con le parole di Omar Khayyam, menzionato dallo stesso Borges nell' "Ajedrez": "Noi non siamo che pedine degli scacchi, che sono facili a muoversi come il Grande Giocatore di scacchi ordina. Egli ci muove sulla scacchiera della Vita avanti e indietro e poi in scatole di Morte ci rinchiude di nuovo."

NB: Questo post e sonetto č dedicato a una persona a me molto cara e speciale.

Tünde · 438 visite · 1 commento