Pál Tünde Noémi

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Affissione degli articoli inviati in: Gennaio 2001

06 Ago 2010 

o almeno spero che lo sappiate già in moltissimi che manca meno di mese all'esordio del concerto tenuto dall'unico, insostituibile Leonard Cohen in Italia. 
Stavolta la città toscana più famosa al mondo gli darà ospitalità, dove il 1° settembre si esibirà a piazza Santa Croce e sarà accompagnato da una orchestra composta da dieci elementi.

Per questa data io sarò in Medio Oriente e ahimè non potrò partecipare, ma ciò nonostante consiglio caldamente a numerosi di voi e anche e soprattutto a coloro che magari ancora non conoscono il mondo di questo nonnetto affabile (come lo chiamo io affettuosamente), che in una parola sola vorrebbe dire tutto e malgrado non ci riesca, vi assicuro che è impossibile restargli indifferenti: la sua musica colpisce, coinvolge e le parole delle sue canzoni non sono mai banali, mai dette a caso.

Come ho fatto l'anno scorso, anche ora vi allego una canzone (vedi il link) e le sue parole. Ero indecisa se mettere su Because of o Take this waltz, ma alla fine ho optato per quella a cui sono legata più affettivamente:


Now in Vienna there’s ten pretty women
There’s a shoulder where death comes to cry
There’s a lobby with nine hundred windows.
There’s a tree where the doves go to die.

There’s a piece that was torn from the morning,
and it hangs in the Gallery of Frost
Take this waltz, take this waltz,
take this waltz with the clamp on its jaws.

I want you, I want you, I want you
on a chair with a dead magazine.
In the cave at the tip of the lily,
in some hallway where love’s never been.
On a bed where the moon has been sweating,
in a cry filled with footsteps and sand
Take this waltz, take this waltz,
take its broken waist in your hand.

This waltz, this waltz, this waltz, this waltz
with its very own breath
of brandy and death,
dragging its tail in the sea.

There’s a concert hall in Vienna
where your mouth had a thousand reviews.
There’s a bar where the boys have stopped talking,
they’ve been sentenced to death by the blues.
Ah, but who is it climbs to your picture
with a garland of freshly cut tears?
Take this waltz, take this waltz,
take this waltz, it’s been dying for years.

There’s an attic where children are playing,
where I’ve got to lie down with you soon,
in a dream of Hungarian lanterns,
in the mist of some sweet afternoon.
And I’ll see what you’ve chained to your sorrow,
all your sheep and your lilies of snow
Take this waltz, take this waltz,
with its “I’ll never forget you, you know!”

And I’ll dance with you in Vienna,
I’ll be wearing a river’s disguise.
The hyacinth wild on my shoulder,
my mouth on the dew of your thighs.
And I’ll bury my soul in a scrapbook,
with the photographs there, and the moss.
And I’ll yield to the flood of your beauty,
my cheap violin and my cross.
And you’ll carry me down on your dancing
to the pools that you lift on your wrist...

O my love, O my love
Take this waltz, take this waltz,
it’s yours now. It’s all that there is.


Tünde · 43 visite · 1 commento
20 Lug 2010 

Su richiesta di alcuni, pubblico uno dei miei ultimi sonetti. 
E' buffo perché finora la domanda che mi è stata fatta all'unanimità al riguardo: "Ma chi è questo 
meglio fico del paniere?" 
Siccome non si riesce a venirne a capo, da parte mia se siete d'accordo, propongo di lasciare l'enigma irrisolto e che sia una sorta d'eredità per i posteri.

'l palato amoroso

C'è chi dice che bisogna mangia'
tutto e 'un lascia' l'avanzi nel piatto,
perché c'è la guerra... è un dato di fatto,
sicché la gente si deve arrangia'.

Ma comunque bisogna prende' atto
che nel mangia' c'è tanta varietà
e allora puoi cerca' la qualità
e se 'un fai l'avanzo... peggio pel gatto!

Così succede anche nell'amore:
se se' attraente, questo è il mi' parere,
pòi sceglie' il meglio fico del paniere

consegnando solo a chi vòi 'l tu' cuore;
e approfittando della gioventù
'un se' costretto di manda' tutto giù.

  14. Luglio 2010.

Vi trattengo un altro po' nell'ambito della gastronomia e vi comunico che venerdì, 23 luglio, alle 20:00 si terrà lo spettacolo del Laboratorio del Sonetto a Chiusure, dove ci attenderà con braccia aperte il nostro amatissimo Cigno.
Potreste avere la possibilità di passare una piacevolissima serata, intorno a una bella e grande tavola imbandita, dove tra un piatto e un altro, tra un bicchiere e un altro, si decanteranno a turno i nostri sonetti. 

Inoltre, vi annuncio con altrettanto entusiasmo, senza andare troppo lontano e a proposito di bicchieri... "e allora puoi cerca' la qualità", che mercoledì prossimo (28 luglio) alle 19:00 a Montepulciano, ci sarà la presentazione di due libri:
Volevo essere Moccia di Alberto Bracci Testasecca e Le buone pratiche per la vinificazione e la conservazione dei vini di Louis Oudart.

[Per informazioni più dettagliate potete leggere, e.g., qui: 
http://francescodenti.ilcannocchiale.it/?r=20339
Per attirare la vostra attenzione sull'evento vi ricordo la ricompensa: un bicchiere di Vino Nobile di Montepulciano, gratis (vale a dire che non dovete nemmeno gareggiare per ottenere il premio) che credo faccia piacere a chiunque, anche a coloro che sono astemie come me o al massimo si limitano soltanto a degustare... assaggiando.]


Tünde · 69 visite · 1 commento
05 Lug 2010 

Due anni fa, il giorno del mio compleanno, sono stata anche io convocata per fare la comparsa per la registrazione del film Agente 007 con Daniel Craig, nella scena presa durante il Palio.

E' anche vero che quando è uscito il film non sono andata né al cinema, né ho comprato il dvd e né mi sono minimamente interessata per verificare se fossi apparsa nel film, anche perché non vado matta per la trama, lo stesso attore Daniel Craig, che corse su e giù davanti a me con la sua pistola almeno un centinaio di volte, non mi dice granché (mi piaceva più il cattivo) e infine, siccome di scene ne sono state girate tante, ero convinta che non avrebbero messo proprio quella in cui c'ero. 
Invece, mi sono dovuta ricredere perché poche settimane fa, ho ricevuto una mail da Varsavia da un'amica, informandomi che aveva visto la pellicola ed era rimasta stupefatta vedendomi apparire anche a me.

Ovviamente, dopo la notizia ricevuta ho comprato subito il dvd. E' proprio vero, appaio sì, ma per la durata di una frazione di un secondo, quindi solo un occhio molto attento sarebbe capace d'identificarmi.
D'allora non faccio altro che domandarmi chissà quale criterio usò il registra quando decise d'incollare i pezzi girati: 
"Vediamo chi ha il physique du rôle?" o piuttosto "Vediamo chi non ce l'ha?"

In ogni caso, a qualcosa allora è servito sacrificare il giorno del mio compleanno, perché divertente non lo è stato affatto, visto gli orari che abbiamo dovuto fare stando in piedi dalle sei della mattina fino alle otto di sera sotto il sole, sotto la pioggia, zitti o urlando, a seconda dei comandi e per di più avendo a disposizione solo un'oretta per mangiare... attori compresi.

Ecco il trailer:



Tünde · 92 visite · 1 commento
18 Giu 2010 

Vorrei tanto poter avere quella visione a trecentosessanta gradi, quella padronanza, profondità, raffinatezza e capacità di maneggiare il linguaggio come J. L. Borges. Seguendo le sue orme, volevo omaggiare anche io il gioco degli scacchi con un sonetto, ma per adesso, siccome sono ancora all'inizio nel trattamento della lingua italiana, il mio livello... è lontano anni luce dal suo.
Momentaneamente, ho scritto questo sonetto, recitato stamattina su Radio Siena, ma la mia mente è già impegnata nella realizzazione di qualcosa di più significativo:

Il silenzio sottovalutato

Ah, gli scacchi? Nessuno ha mai afferrato
la vera essenza, ma effettivamente 
per molti è la palestra della mente
i filosofi l'hanno confermato.

Certi dicano che è terribilmente
serio o inutile e deve esse' amato
pe' combatte' un incontro ben giocato...
Ma qualcuno s'è chiesto mai realmente:

Perché c'è da sta' zitti e dura un sacco
'sta partita con quei pezzi di legno
pe' scopri' quale regno dà lo scacco?

Le parole so' così spaventate
a vede' 'sta creazione dell'ingegno
che ne rimangano terrorizzate!

14. Giugno, 2010.

Chiudo con le parole di Omar Khayyam, menzionato dallo stesso Borges nell' "Ajedrez": "Noi non siamo che pedine degli scacchi, che sono facili a muoversi come il Grande Giocatore di scacchi ordina. Egli ci muove sulla scacchiera della Vita avanti e indietro e poi in scatole di Morte ci rinchiude di nuovo."

NB: Questo post e sonetto è dedicato a una persona a me molto cara e speciale.

Tünde · 235 visite · 3 commenti
12 Mar 2010 

Quando l'Uomo nel compiere azioni, al posto della ragione, si lascia guidare dalla superbia o dall'istinto, è risaputo che, la conseguenza è la creazione dei pasticci: a volte insignificanti, altre volte invece, ahimè, mostruosamente irrimediabili. 
Si sa che anche la creatività può soggiogare l'intelletto tenendolo in sua balìa, anche se questo tipo di creatività (vedi il link) non credo sia all'ordine del giorno, ne è prova palese l'intervento: 

 
Ripensandoci, siccome il concerto, tra l'altro, era organizzato al Pantheon, forse volevano assistere anche gli stessi dèi e chissà, forse gli stessi defunti seppelliti all'interno. 
Rimane il fatto che per come si è conclusa l'esibizione, sembra sia stata tutto organizzata e diretta maggiormente da Talia, la Musa della Commedia, piuttosto che da Apollo, forse l'unico a non essere presente, ma che poi dovette successivamente precipitarsi sul luogo non appena scoppiato lo scandalo sotto forma di sigla MiBAC, porgendo oltretutto le sue scuse agli artisti russi in quanto essi "umiliati e offesi". 
Gli stessi musicisti, grazie a Roma e ad internet, hanno raggiunto in pochissimi giorni quasi la stessa fama mondiale di cui gode il celebre romanzo scritto dal loro conterraneo, Dostoevskij.

Si augura che questa vicenda serva in futuro perché la burocrazia sia presente e applichi la sua fiscalità soprattutto durante l'apertura dei monumenti, perché questi possano beneficiare, da parte dei turisti e degli stessi italiani, del rispetto e del decoro che indiscutibilmente meritano.

Infine, siccome il programma del concerto e l'accenno dell'emblema del mio amatissimo e prescelto dio, hanno trasportato la mia fantasia all'età barocca, pubblico la bellissima aria di Dafne dalla cantata "Apollo e Dafne (La Terra è liberata)" composto da Händel:



"Felicissima quest'alma
Ch'ama sol la libertà.
Non v'è pace, non v'è calma
Per chi sciolto il cor non ha".


Tünde · 294 visite · 2 commenti
07 Gen 2010 

Alcuni giorni fa ho festeggiato il primo anniversario dell'apertura di questo blog. Siccome la cerimonia si è svolta nella massima riservatezza, ora non vi svelo le modalità, ma piuttosto vi elenco le vere ragioni della mia decisione presa un anno fa che ha reso possibile l'avvio di quest'avventura virtuale.
Inizialmente e sostanzialmente, le motivazioni, oltre il mio scetticismo, erano due, ma poi il tempo ha fatto sì che si ampliassero:
a.) per una mera esercitazione scritta della lingua italiana.
b.) per una sorta di "pigrizia", per non dare più spiegazioni riguardo l'origine del mio nome.

Grazie a questo blog, nell'arco di questo anno, da un lato ho risparmiato tanto fiato (e che faccia da birichina assumo non appena mi si fa la domanda: "Cosa significa o che nome è Tünde?". La mia risposta in questi casi, credo, si possa dedurre senza difficoltà); d'altro canto invece, ho perso tempo per ideare, pensare, formulare, impostare e digitare ogni singolo post, anche il più banale. 

Prima ho parlato di festeggiamento. Non a caso. Forse vi sarà difficile crederci, ma questo blog nella sua semplicità e modestia ha smosso un po' di teste, ha ispirato la fantasia, ha influenzato la creatività di alcuni miei lettori e di conseguenza ha fatto nascere delle cose belle.

Un anno fa, non immaginavo nemmeno che sarei stata capace di scrivere sonetti e addirittura in vernacolo senese. Se ciò è avvenuto e se attualmente faccio parte del laboratorio è anche opera di questo blog.
Proprio in questo laboratorio ho incontrato un'altra allieva con la quale, oltre le nostre corrispondenze ormai giornaliere, siamo diventate all'interno (e all'esterno) del gruppo una fedelissima copia di "San Rocco e il cane". A parte i sonetti, ci accomunano anche il pattinaggio, la musica e persino le carbonare prese il sabato vicino casa. 
Inoltre, è bravissima a scrivere sonetti e ha chiuso l'anno con 'la carica dei 101'. Ne pubblico uno: 

Meglio per te
(in risposta a Tünde e al suo sonetto "A Silvia")
 

O Tünde ti ringrazio pel sonetto, 

m'hai fatto 'na sorpresa, l'ho gradito.  

'Un sei Leopardi ma per me sei un mito, 

scrivi un vernacolo guasi perfetto. 

 

E poi… meglio per te se 'un sei… poretto, 

lui da Roma scappò tutto schifito 

e 'nvece te cià' preso anche marito. 

Meglio per te, con tutto 'l mi' rispetto, 

 

e' mi garba di più l'allegria tua 

di tutto 'l su' dolore esistenziale. 

Ma soprattutto… è fondamentale:  

 

meglio per me, che 'un so' la Silvia sua, 

che quella, fra un malanno e un accidente, 

nella su' vita 'unn ha goduto niente!  

Silvia Golini, 22 Giugno 2009.


Unita agli altri sonettisti, spero che questo anno le porti tanta fortuna e insieme alla sua incessante produzione, anche la pubblicazione del suo libro di raccolta di sonetti!



Tünde · 639 visite · 5 commenti
24 Dic 2009 

AJEDREZ



En su grave rincón, los jugadores 
rigen las lentas piezas. El tablero 
los demora hasta el alba en su severo 
ámbito en que se odian dos colores. 

Adentro irradian mágicos rigores 
las formas: torre homérica, ligero 
caballo, armada reina, rey postrero, 
oblicuo alfil y peones agresores. 

Cuando los jugadores se hayan ido, 
cuando el tiempo los haya consumido, 
ciertamente no habrá cesado el rito. 

En el Oriente se encendió esta guerra 
cuyo anfiteatro es hoy toda la tierra. 
Como el otro, este juego es infinito. 

II 

Tenue rey, sesgo alfil, encarnizada 
reina, torre directa y peón ladino 
sobre lo negro y blanco del camino 
buscan y libran su batalla armada. 

No saben que la mano señalada 
del jugador gobierna su destino, 
no saben que un rigor adamantino 
sujeta su albedrío y su jornada. 

También el jugador es prisionero 
(la sentencia es de Omar) de otro tablero 
de negras noches y blancos días. 

Dios mueve al jugador, y éste, la pieza. 
¿Qué Dios detrás de Dios la trama empieza 
de polvo y tiempo y sueño y agonías?

(Jorge Luís Borges)


Tünde · 1117 visite · 2 commenti
14 Dic 2009 

Historia abscondita

Tutti i grandi possiedono una forza retroattiva; fanno rimettere tutta la storia sul piatto della bilancia, e dai suoi angoli più reconditi emergono migliaia di segreti del passato ed escono al sole. Non si può determinare che cosa tornerà ancora a essere storia. Forse il passato è ancora, sostanzialmente, tutto da scoprire! Necessita ancora di tante forze retroattive!

(Nietzsche: "La gaia scienza") 


Tünde · 595 visite · 2 commenti
24 Nov 2009 

Annuncio a tutti i lettori di questo blog (sapendo che siete numerosi e mi leggete non solo da molte città italiane, ma anche dall'estero) che:

Il 27 novembre ci sarà la presentazione del libro: "La storia del mondo e altre storie (Sonetti in vernacolo senese)", alle ore 17:00 alla Fiera del Libro, a Piazza Iacopo della Quercia, accanto al Duomo di Siena. 

Interverranno:
Duccio Balestracci - docente di storia medievale presso l'università di Siena.
Fausto Tanzarella - scrittore.
Francesco Burroni - direttore artistico e persona squisita del Laboratorio del Sonetto.
A seguire letture di sonetti a cura dei poeti del Laboratorio del Sonetto.

So che molti snobbano queste attività perché le ritengono noiose, ma noi, poeti, del Laboratorio del Sonetto siamo speciali. Eh sì! Saremo lì apposta per dimostrarvi che siamo all'altezza di darvi brio e speranza, gioia e divertimento, spettacolo, arte e cultura, il tutto in vernacolo senese.

Nell'eventualità, però, ci fosse qualche deluso sulle aspettative promesse o nostalgico delle vecchie e perse abitudini, avrete il nostro permesso di portarvi con voi: ortaggi, uova e pomodori per esprimere il vostro giudizio nei nostri confronti, rendendo la serata ancor più colorita e gustosa. 
Nel caso ciò avvenisse, saremmo solo che lieti nel ringraziarvi per una tale onorificenza meritata, di tutto rispetto!


Tünde · 344 visite · 1 commento
11 Nov 2009 

Lunedì, Ivano mi ha consegnato in forma cartacea una raccolta di una dozzina di nuovi sonetti, che da febbraio a questa parte ha scritto per me. 
Per ricambiare la sua gentilezza e affetto, ho deciso di pubblicarli, ma solo due (per mancanza di spazio). Aggiungo che sono uno più bello dell'altro ed è stato assai arduo scegliere quali inserire. Alla fine, ho optato per i sonetti sottostanti.

Leggo i suoi sonetti sempre commossa e divertita, perché alle volte faccio un po' di fatica a identificarmi con questa Tünde che lui tanto decanta... che a proposito, mica diventeremo in un futuro la versione moderna di Beatrice e Dante?!
Vorrei sottolineare che se continua a mandarmeli con questa frequenza (a voce mi ha già assicurato che ce ne sarebbero degli altri), allora dovrei prendere in seria considerazione la possibilità di mettermi in contatto già d'adesso con qualche editore disposto a pubblicarmeli.

E' davvero curioso, perché chi mi conosce, sa che non faccio niente di speciale per ispirare e suscitare queste emozioni nel poeta Ivano: né con degli atteggiamenti provocatori, né con un modo di vestire appariscente, né devo usare chissà quale linguaggio, assumendo chissà quale tonalità mielosa per piacere o per attirare la sua attenzione, bensì sono semplicemente me stessa.

Ho scelto questo primo sonetto, perché è una prova palese che lui legga il mio blog, giacché io non gli ho fornito spiegazioni riguardo il mio nome:

Tünde, la dolce Fatina

Tünde, dolce fatina cara e bella
con gli occhi neri che sprizzano fuoco,
sei luminosa al pari d'una stella
e descrivere te è il più bel gioco.

Armoniosa e stupenda damigella,
che dir meravigliosa è dir poco,
fosti, sei e sarai sempre quella
che porto in cuore sempre; ed la mio fioco

cantar, col divenire, fatto grave,
illumini il cammino nei sentieri
ove io m'en vo al suono del soave

dolce tuo canto che nei miei pensieri
echeggia e uccide le passioni prave
però accende sempre i desideri.

29 Maggio 2009, Ivano Scalabrelli

Il secondo, invece, mi ricorda un momento davvero buffo e a dir poco imbarazzante, che è accaduto sabato scorso davanti a un pubblico eterogeneo, misto di turisti e di senesi.
Lui recitò il sonetto prima indicando verso il Duomo e poi presentandomi come la sua modella, la sua musa e quant'altro.
Forse è superfluo accennare, che mi sentivo addosso lo sguardo stupefatto di tutte le persone lì presenti, che verso dopo verso mi analizzavano e mi scrutavano.
In tutta questa coreografia, mi mancava solo un velo, un mazzo di fiori (possibilmente di gigli bianchi), una lampada che illuminasse la mia testa risaltando lo splendore della mia aureola e, direi che, il quadro sarebbe stato non solo pittoresco, ma piuttosto comico.
La prossima volta chiederemo al Magister Burroni se cortesemente ci metterà a disposizione una scenografia adeguata e di non sottovalutare questi dettagli, apparentemente banali.

Tünde

Bello quel viso dolce di una donna
fresca la pelle come giovin rosa
ogni atto, ogni sorriso, ogni sua posa
ricorda un dolce viso di Madonna.

Il suo parlare esotico ed intriso
di sibilanti dolci pronunciate,
le sembianze le mosse delicate
ricordan la vision di Paradiso.

Paradiso terrestre qui fra noi,
Paradiso del Cielo in mezzo ai Santi
ricorda Lei con quei begli occhi suoi,

quando gentil si muove in mezzo a tanti
che certo cercan grazie qui per noi,
per noi ammiratori, spasimanti.

8 Agosto 2009, Ivano Scalabrelli

Ammetto che questo sonetto mi lusinga in modo assai particolare e m'incita la fantasia, perché momentaneamente sono assalita da un'aspirazione da megalomane e pian piano comincio ad accarezzare l'idea di presentare personalmente una istanza nella Città Eterna, per una mia eventuale, come minimo, beatificazione. 
Dato che nella storia della cristianità non c'è nessuna santa o beata con il mio nome, l'illusione di primeggiare colora di aspetti surrealistici questo miraggio. Anche se miracoli ancora non ne ho fatti, non c'è da preoccuparsi, perché posso assicurare che non ho nulla in comune, per esempio, con la beata Quartina del marchese del Grillo, che a quanto pare, portava solo 'jella'. 
Se permettete, io qualcosa di buono ce l'avrei, se non altro... ispiro sonetti a sfondo mistico.


Tünde · 569 visite · 6 commenti
01 Nov 2009 

Per soddisfare le vostre richieste, eccovi il mio sonetto che vi è garbato così tanto:

Cristoforo Colombo?

Stamattina su El País ho letto 
che Colombo parlava catalano.
"Maremma bòna!", lì per lì ho detto,
"che notiziaccia pe' un italiano".

Certo, che 'sto pòr'òmo benedetto
che ambiva solo a naviga' lontano,
'un lo lasciamo 'n pace, poveretto,
pe' ave' scoperto 'l suolo americano.

Ma 'n fin dei conti, che ci può importa'
chi era o la lingua che parlava?
La su' èra si sa, lo maltrattava.

Sul su' nome 'un si fa' che chiacchiera',
ma lui cìa la Colombia solamente,
mentre Amerigo... tutto 'l continente.

Come vi avevo annunciato prima di recitarvelo, l'ispirazione mi venne leggendo un articolo da un quotidiano spagnolo.


Tünde · 601 visite · 5 commenti
21 Ott 2009 

Finalmente, ci siamo. Tra qualche giorno, riprenderanno le lezioni anche nel Laboratorio del Sonetto. 
Durante l'estate, Ivanone scrisse una mail in cui ci prometteva: "Siccome le Signore si divertono... ora non ho tempo, ma al tempo delle castagne, a vetrine estive chiuse, daremo loro i versi con i quali si divertono." 
Lui non lo sa, ma le suddette Signore (che solo chi è implicato sa di chi parlo), d'allora non fanno altro, che cercare in tutte le maniere d'interpretare le lancette dell'orologio, perché non vedono l'ora!

Ma come in tutte le cose belle e perfette, qualcosa deve sempre stonare. Stavolta a metterci "le zampe" è il magister e le sue date inopportune. Perciò gli ho dedicato un sonetto fornendogli le motivazioni del mio disappunto:

26 Ottobre,... e io so' rovinata

Eh no, maremma bòna 'ndiavolata!
Così 'un va punto bene! E' un bordello!
Proprio all'esordio del Grande Fratello
Burroni ci fa fa' la rimpatriata.

Ma lo sa che così fa 'n gran macello,
'un voglio perde' manco 'na puntata...
Per me sarebbe meglio cambia' data,
perché è 'no show che stimola 'l cervello!

'un te lamenta' sicché durante l'anno
se scarseggia la nostra produzione
o 'un ti garba i sonetti che si fanno...

Ché io, pe' trova' l'ispirazione...
guarda è strano... ma sai che devo fa'?
Bisogna osservi la stupidità.

Ovviamente, mi ha subito risposto per le rime. Quindi, eccovi la replica:

Programmi seri

Grande Fratello? Oh, che novità!
Davanzo ce n'è poche di cazzate
che tutti i giorni ci tocca guarda'
di giorno, sera, inverno, autunno, estate...
... ma qualcosa di bòno c'è, a cerca':
'l 12 Novembre sintonizzate
su Sky Fox Crime le vostre frequenze,
inizia il serial "Il mostro di Firenze".

Forse vi chiederete, come mai Burroni citi "Il mostro di Firenze". Solo per chiudere l'ottava rima? 
La soluzione è semplice: nella menzionata serial, potrete ammirare lui in prima persona. Francesco sarà in veste di Mario Vanni, alias il postino (che se persevererete fedelmente, forse avrete anche la fortuna di verificare se effettivamente suonerà - sempre - due volte).


Tünde · 353 visite · 4 commenti
14 Ott 2009 

Come qualcuno di voi sa, ho un 'amore-odio' sviscerato per A. Schopenhauer. 
L'odio mi ha spinto a dedicargli un sonetto e l'amore mi sprona a dargli ragione... quando non riesco a contrastarlo. 

Siccome lui scrisse che la lettura del giornale sostituisce la preghiera mattutina, beh, anche se, forse, non l'avesse inteso in questo modo, stamattina ho deciso di andare alla ricerca della vecchia abitudine perduta, ma non ho affatto aperto un libro dei salmi, bensì un libro da me molto apprezzato, dove ho trovato la preghiera che cercavo: 

"Non più dunque agli uomini mi rivolgo; ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi e di tutti i tempi. Se è permesso a deboli creature, perdute nell'immensità e impercettibili al resto dell'universo, osar domandare qualcosa a te, a te che hai dato tutto, a te i cui decreti sono immutabili quanto eterni, degnati di guardar con misericordia gli errori legati alla nostra natura. Che questi errori non generino le nostre sventure. Tu non ci hai dato un cuore perché noi ci odiassimo, né delle mani perché ci strozziamo. Fa che ci aiutiamo l'un l'altro a sopportare il fardello d'una esistenza penosa e passeggera; che le piccole diversità tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, tra tutte le nostre lingue insufficienti, tra tutti i nostri usi ridicoli, tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate, tra tutte le nostre condizioni ai nostri occhi così diverse l'una dall'altra, e così eguali davanti a te; che tutte le piccole sfumature che distinguono questi atomi chiamati uomini, non siano segnale di odio e di persecuzione; che coloro i quali accendono ceri in pieno mezzogiorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole; che coloro i quali coprono la veste loro d'una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa portando un mantello di lana nera; che sia eguale adorarti in un gergo proveniente da una lingua morta, o in un gergo più nuovo; che coloro il cui abito è tinto di rosso o di violetto, che dominano su una piccola parte d'un piccolo mucchio di fango di questo mondo e che posseggono alcuni frammenti arrotondati di un certo metallo, godano senza orgoglio di ciò che essi chiamano grandezza e ricchezza, e che gli altri guardino a costoro senza invidia; poiché tu sai che nulla vi è in queste cose vane, né che sia da invidiare né che possa inorgoglire.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli! Ch'essi abbiano in orrore la tirannide esercitata sugli animi, così come esecrano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e dell'industria pacifica! Se i flagelli della guerra sono inevitabili, non odiamoci però, non laceriamoci a vicenda quando regna la pace, e impieghiamo l'istante della nostra esistenza per benedire egualmente, in mille lingue diverse, dal Siam sino alla California, la tua bontà che questo istante ci ha dato."

"Trattato sulla tolleranza", Voltaire

E come quasi tutte le preghiere, per me, sembrano essere utopiche, purtroppo non riesco a considerare diversamente neanche questa. Per me, sono parole formulate da un uomo dotato, almeno a parole, di una bella dose di buon senso e umiltà.
Ho scritto volutamente almeno a parole, perché, ahimè, non ho avuto né il piacere né la fortuna di conoscerlo personalmente. Quindi, devo fidarmi ciecamente della sua onestà intellettuale, di ciò che aveva vergato e di ciò che ci è stato trasmesso, malgrado riscontrassi dei passaggi le cui applicazioni io veda assai ardue e direi incompatibili con una normale vita quotidiana. 

La mia domanda e dubbio però è: 
Chi tra voi, miei carissimi conoscenti (ricchi e poveri, religiosi e atei, creduloni e scettici, furbi e intelligenti, introversi ed estroversi, spiritosi e permalosi, vogliosi e permissivi, pedanti e superficiali), riusci(res)te a mettere in pratica queste parole? 
Se per caso, ci fosse qualcuno: alzi la mano! Inoltre l'inviterei di farsi avanti tranquillamente perché vorrei conoscerlo meglio!
Infine, mi rammarica non poter, più, chiamare in causa, anche e soprattutto, il diretto interessato: Voltaire.


Tünde · 798 visite · 2 commenti
13 Set 2009 
 
Con mega ritardo metto su il sonetto di risposta d’Ivano al mio, pubblicato il 10 agosto.
L’avrei dovuto fare subito, visto che non ho fatto in tempo a pubblicare il mio sonetto, che già la risposta di Ivano giaceva nella mia casella, sottolineandomi: "Quando si pubblica, si pubblica tutto, come abbiamo fatto io e Francesco".
Ma mentre Francesco e Ivano si sono accontentati di pubblicare i loro sonetti sui quotidiani locali, io invece lo faccio per via etere: 

Come sei bella e dolce, Tünde 

Come sei bella, dolce immacolata!
Quel femminile tratto si presenta
con la bellezza immensa e delicata
che mi colpisce e il cuore mi tormenta. 

Creatura sei, tu da Dio creata
per dare pace e gioia; ma sgomenta
rimane poi quell’alma innamorata
che sol di contemplar non è contenta, 

perché quel gran desio che il cuore spezza
manda profonda una prece al cielo
su dove aleggia quella tua bellezza. 

Così pregando te m’involo e anelo
a sfiorare il tuo viso con dolcezza
e discovrir così ‘l candido velo. 

Ivano Scalabrelli, 12 agosto 2009. 

... E per questo bel sonetto Ivano è stato ricompensato da ben due sonetti di risposta, ma siccome non vorrei trasformare il mio blog in una sorta di soap opera a puntate, per chi fosse curioso sul prosieguo della storia, è gentilmente pregato di contattare privatamente i diretti interessati… augurandoci con tutto il cuore che non ci sia nessun’anima in pena che vada in fibrillazione per queste cose.


Tünde · 626 visite · 4 commenti
24 Ago 2009 

Quasi tutte le mie amiche ormai ce l'hanno, sicché questa estate mi sono lasciata sedurre anche io dalla tentazione di possedere le cosiddette "scarpe ballerine".
Non mi sono affatto pentita nell'averle acquistate, perché si calzano bene, sono leggere e comode.

Ieri, sono uscita a fare una passeggiata indossandole e mi sono ricordata mia madre e la sua grande ambizione, quando ero piccola, di farmi diventare una ballerina di danza classica. Ma già a quel tempo, io con la complicità di mio padre, ho optato per il gioco degli scacchi, che riusciva a destare maggiormente il mio interesse.

E proprio ieri, mentre camminavo, ho concluso che alla fine tra il ballet(to) e gli scacchi, la differenza - per me - non è poi così abissale, poiché invece di far salticchiare il mio corpo, ho deciso di far salticchiare la mia mente.

Tünde · 540 visite · 4 commenti
10 Ago 2009 

Certo che il tradimento fa sempre male e purtroppo non è mai piacevole, soprattutto se la tradita è coinvolta in prima persona e per di più se una è abituata a ricoprire il ruolo (praticamente fino a ieri) della "musa ispiratrice" e di colpo viene sostituita da un'altra persona.
Quindi, non mi potevo sentire indifferente neanche io al riguardo senza dire la mia:

 Quando ‘l amore… 
Allora ‘unn’è ‘no scherzo ingannatore,
quella di Silvia ‘unn’era ‘na bugia,
quando m’ha detto che nell’ultim’ore
‘na storia appassionata ha preso il via, 

a sòn di versi sbocciati dal cuore.
Ho detto: “Pensa un po’ che porcheria,
il mi’ Ivanone allora è un traditore…
manda a un’altra la su’ dolce poesia! 

O chi sarebbe, giù, ‘sta fortunata?”
E Silvia: “Ma che dici?! Stai tranquilla!
La fila ‘n Dòmo è stata la scintilla  

d’una disfida gentile e serrata…
sicché ‘un c’è Rita, Sara e neanche Alice:
‘l Burroni è la su’ musa ispiratrice!” 

NB: I personaggi non sono fittizi, attualmente fanno parte tutti del “Laboratorio del sonetto in vernacolo senese”.
E senza nemmeno accennarlo, per chi non ne facesse parte, la burla per (e tra di) noi rappresenta il nostro pane quotidiano.

Tünde · 485 visite · 2 commenti
20 Lug 2009 

Ho trovato questa chicca scritta da Rumi e la dedico a un mio carissimo amico che momentaneamente vive in Egitto.

Tutto quanto...

Tutto quanto concerne l'Anima si
svela spontaneamente e ogni
sforzo razionale non fa che allontanarla.
Questo perché la sua natura
non è fenomenica. Si coglie
col cuore come una poesia, come
un'opera d'arte. Si sente, si ama
ma nessun concetto, come ombra
fugace, è ad essa adeguata.

Fantino, visto che me l'hai fatto ricordare, è per te!

Tünde · 482 visite · 2 commenti
11 Lug 2009 

Nel World Tour 2009 del mitico Leonard Cohen è stata inclusa anche l'Italia.
La tappa scelta, a quanto pare, è soltanto Venezia e il 3 agosto si esibirà a Piazza San Marco.

Prima di lasciarvi in ascolto di una delle sue più belle canzoni (insomma, de gustibus...), chiudo con le parole che per l'occasione, forse, direbbe un veneziano:
Chi ghe xè ghe xè, chi non ghe xè non ghe xè”.

http://www.youtube.com/watch?v=Nf8aVwfWsZ0

I loved you for a long, long time
I know this love is real
It don’t matter how it all went wrong
That don’t change the way I feel
And I can’t believe that times
Gonna heal this wound I'm speaking of
There ain’t no cure,
There ain’t no cure,
There ain’t no cure for love.

I’m aching for you baby
I can’t pretend I’m not
I need to see you naked
In your body and your thought
I’ve got you like a habit
And I’ll never get enough
There ain't no cure,
There ain't no cure,
There ain't no cure for love.

There ain’t no cure for love
There ain’t no cure for love
All the rocket ships are climbing through the sky
The holy books are open wide
The doctors working day and night
But they’ll never ever find that cure for love
There ain’t no drink no drug
(ah tell them, angels)
There’s nothing pure enough to be a cure for love.

I see you in the subway and I see you on the bus
I see you lying down with me, I see you waking up
I see your hand, I see your hair
Your bracelets and your brush.
And I call to you, I call to you
But I don’t call soft enough
There ain’t no cure,
There ain’t no cure,
There ain’t no cure for love.

I walked into this empty church I had no place else to go
When the sweetest voice I ever heard, whispered to my soul
I don’t need to be forgiven for loving you so much
It’s written in the scriptures
It’s written there in blood
I even heard the angels declare it from above.
There ain’t no cure,
There ain’t no cure,
There ain’t no cure for love.

There ain’t no cure for love
There ain’t no cure for love.
All the rocket ships are climbing through the sky
The holy books are open wide
The doctors working day and night
But they’ll never ever find that cure,
That cure for love.

Tünde · 1225 visite · 0 commenti
07 Lug 2009 

Oggi ho ricevuto la segnalazione di questo articolo dal Belgio e lo pubblico volentieri.


Etruschi padri dei Toscani? Il Dna dice di no  

Uno studio in cui è coinvolta l'Università di Parma rivela che non esiste relazione genetica tra gli abitanti dell'antica Etruria e i toscani attuali.
 I toscani non sono Etruschi. E’ questa la sorprendente conclusione di una ricerca condotta su campioni di Dna antichi e moderni realizzato da ricercatori italiani, delle Università di Firenze, Ferrara, Pisa, Venezia e che visto protagonista anche l’Università di Parma.

Lo studio, pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Molecular Biology and Evolution” dell’Università di Oxford, ha preso in esame non solo materiale genetico etrusco, ma anche quello appartenente ad individui vissuti in età medievale, tra il X e il XIV secolo, entrambi confrontati quindi con il Dna dei toscani d’oggi.

Ebbene, se esiste una relazione genetica con gli abitanti della Toscana medievale, nessun rapporto parrebbe sussistere con gli abitanti dell’antica Etruria. Per Antonella Casoli dell’Università di Parma è da escludere, sulla base degli ultimi test, “che le sequenze del Dna più antico, di epoca etrusca appunto, possano contenere degli errori o essere state contaminate”. “La spiegazione più semplice – continua - è che la struttura della popolazione toscana ha subito nel primo millennio avanti Cristo importanti cambiamenti demografici".

Dunque gli Etruschi si sono davvero estinti? Il gruppo dei ricercatori non esclude che in alcune località isolate siano rimaste tracce della loro eredità genetica, alla ricerca delle quali si sta già lavorando. Ma nel complesso, ribadisce la professoressa Casoli, “immigrazioni ed emigrazioni forzate hanno diluito l'eredità genetica etrusca tanto da renderne difficile il riconoscimento”.

L’eccezionale scoperta si inserisce per altro nella complessa ed irrisolta questione sulle origini degli Etruschi, dove era stato ancora il Dna a mostrare un’affinità tra i Toscani di oggi e le popolazioni dell’Anatolia (odierna Turchia). Ma l’indagine che ha visto coinvolta l’Università di Parma parrebbe rimettere tutto in discussione: “E' interessante che alcune ricerche abbiano dimostrato una somiglianza genetica fra i toscani attuali e le popolazioni dell'Anatolia” spiega la professoressa Casoli, che prosegue: “ma questi studi ci direbbero qualcosa sulle origini degli Etruschi solo se si dimostrasse una continuità genetica tra Etruschi e toscani contemporanei, mentre il nostro studio fa pensare che sia vero il contrario”.



Tünde · 361 visite · 4 commenti
30 Giu 2009 

Riporto queste parole che mi hanno fatto riflettere sul clima sociale che sta sperimentando l'era in cui ci troviamo a vivere; e forse da interpretare, anche, come una possibile alternativa alla morale dominante del modus vivendi e della solidarietà:

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla Terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
 
Non svelo nient'altro, anche perché nel caso qualcuno si trovi a condividerne il contenuto, sarà in primis a correre per scoprire di chi e cosa si tratti.

Tünde · 318 visite · 0 commenti
19 Giu 2009 

Ultimamente, mi è capitato di tradurre alcune poesie di un poeta ungherese contemporaneo.
Fin qua, niente di eccezionale o sensazionale, se non per il semplice fatto che quando ho letto le poesie, il primo impatto che ho avuto, è stato: "Mi sa che si tratta del solito prestigiatore letterario che oltre la sua voglia di emergere, vorrebbe lasciare stupefatta anche la platea dimostrando quanto sia all'altezza di mettere assieme parole ricercatissime esibendo a più non posso il suo vocabolario". 

Ma poi, mi sono detta che non può essere possibile che simili poesie abbiano ricevuto il nihil obstat da parte di un qualsiasi editore e le ho rilette non so quante volte, finché, quando meno me l'aspettavo, l'illuminazione mi ha teso la mano...
Mi sono resa conto che quelle parole (strane, incomprensibili, odiose, tediose), quelle metafore, comparazioni (così assurde, noiose, inadatte e spesso e volentieri contraddittorie) stavano proprio al loro posto e non potevano neppure essere sostituite con altre.
Era come comporre un puzzle senza conoscere però il quadro finale, ma pezzo dopo pezzo l'immagine mi si chiariva, prendeva colore e successivamente anche vita apportando con sé il vero significato del poema.  

E' stato un bel duello ed ero così felice di essere stata capace di sconfiggere atterrando, per l'ennesima volta, la mia superbia e diffidenza.

Esultavo, così tanto, per la vittoria che la mia gioia assomigliava piuttosto a quella della scimmia... quando ha appena scoperto di avere una coda.
 

Tünde · 364 visite · 2 commenti
03 Giu 2009 

Sto cominciando a dare ormai quasi per scontato che Ivano, invece di commentare i miei posts o le sue poesie mi risponda con altre. Ma questa volta mi ha spedito un sonetto talmente bello che lo custodirò gelosamente solo per me! 

A proposito di versi e ispirazioni, mentre ero immersa nei miei pensieri prima di partire e per di più trovandomi a Roma, mi era venuto in mente un bellissimo film che avevo visualizzato non appena toccato il suolo italiano. Ne capivo ben poco allora, anzi niente. Guardavo solo come correvano a destra e a manca. Ma quando il "mio" italiano ha cominciato a rendersi un po' più autonomo e a reggersi in piedi tranquillamente anche da solo, ho visto e rivisto tante volte: "In nome del popolo sovrano".
Ammetto che è uno dei miei film favoriti e non per strafottenza, ma credo sia una delle più belle pellicole italiane che abbia mai visto e preferisco rivederla piuttosto che "perdere" il mio tempo con certi film di oggi che, ahimè, non mi dicono granché: né gli attori, né le trame...

http://www.youtube.com/watch?v=8W_DoDcU1Vw&feature=related

Questa scena - vedi il link - è stata girata sulla terrazza della loggia del Borromini (recentemente restaurata), parte del palazzo Falconieri, che dal 1927 è di proprietà della Repubblica d'Ungheria.

Certo, va detto che, il film è reso estremamente piacevole e divertente dalla presenza di grandi attori italiani come: Alberto Sordi, Nino Manfredi e via dicendo.

...E come finisce lo spezzone: "La moje 'ndo sta? Con chi sta?" [...] vi mando un caloroso saluto da Budapest.

Tünde · 730 visite · 4 commenti
28 Mag 2009 

Questo post è dedicato a un mio carissimo lettore, che so che mi legge fedelmente di nascosto e che fino adesso non ha avuto il coraggio di commentare il mio blog, ma in compenso mi spedisce dei sonetti bellissimi.

Il primo è una risposta al mio sonetto "Cose della vita", che ho pubblicato qui, il 28 marzo.

L'ispirazione di Tünde

Tünde, 'un te la piglia, capita spesso
d'un ave' più la giusta ispirazione;
te, stai tranquilla, si 'ampa lo stesso,
o prima o dopo arriva l'occasione.

A me è capitato, e ti 'onfesso
che un giorno m'arrivò all'improvviso,
quand'ero tanto stanco e un po' dimesso:
l'ispirazione venne dal tu' Viso.

Ti dedi'ai di getto un bel sonetto 
e così la tu' figura portai via
co' mi' pensieri forti e l'ansia 'n petto;

ti conservai ne la fantasia,
sperando di trovarmi al tu' cospetto
pe' riscrive' per te un'altra poesia.

Ivano Scalabrelli, 21 Marzo 2009.

Il secondo, invece, è un sonetto inviatomi poco prima del mio compleanno senza che lui ne fosse a conoscenza.

Il sonetto della notte per Tünde

Cara mia dolce Tünde, Tu sei bella;
sembri una rosa in fiore a primavera,
con gli occhi belli, dolci di fanciulla
e il viso adorno dalla chioma nera.

Senza di te intorno resta il nulla:
più triste è il giorno e tetra ancor la sera,
mentre lontan da te il mio cuore culla
la passione più fervida e sincera.

Bella sei tu quando che guardi e dici,
quando parli di noi di tante cose,
quando sorridi allegra fra gli amici

durante le serate un po' briose,
quando componi versi ed incornici
parole belle, dolci e melodiose.
Ivano Scalabrelli, 07 Maggio 2009.

Ovvia, Ivanone, sei in onda! 


Tünde · 783 visite · 3 commenti
10 Mag 2009 

Ci sto provando in tutti i modi, ma non riesco a dare torto a V. Alfieri che inizia "Vita" con queste parole: "Il parlare, e molto più lo scrivere di sé stesso, nasce senza alcun dubbio dal molto amor di sé stesso". Ma poi penso che qualcuno dovrà pur farlo. Anche se la lettura non è detto che renda l'uomo più umano... purtroppo...

Con questa consapevolezza, con la promessa ad alcune persone, ma soprattutto a me stessa di leggere il libro e con la speranza che il paese in questione, forse, tra breve diventi la mia nuova patria, ho letto: "La masai bianca". 
L'autrice è la svizzera Corinne Hoffmann che dalla sua esperienza personale, a quanto sembra, abbia fatto la sua carriera e fortuna.

Devo dire che il libro, anche se è scritto con un linguaggio semplice, mi ha divertito molto e proprio per questo l'ho letto in un attimo. Ero abbastanza ignorante riguardo la vita e i costumi dei masai. 

La protagonista si sposa con un uomo di una tribù guerriera: dunque, due mondi completamente differenti che s'incontrano, due mentalità diverse che cercano di arrivare a un punto d'incontro, sperando di superare qualsiasi contrasto, grazie all'amore che li unisce.

La storia d'amore dopo alcuni anni finisce, soprattutto per la cultura di lui per la quale i diritti delle donne sono basati esclusivamente nell'educare i figli, lavorare e rimanere agli ordini del proprio marito; lei, ragazza d'origini francesi e tedesche si trova a non sopportare più quella che vede come imposizione del marito. 

Dunque, la frase di Molière: "La grande ambition des femmes est d'inspirer l'amour", a quante pare, a lei è riuscita soltanto come intento.


Tünde · 519 visite · 6 commenti
01 Mag 2009 

... nella lingua italiana tra i lemmi: DIO e IO c'è soltanto una piccolissima differenza, ovvero una banalissima lettera "d".

Sono felicissima perché d'ora in avanti, mi potrò tranquillamente considerare (quasi) una divinità! 

Tünde · 406 visite · 4 commenti
28 Mar 2009 

Eh, lo so che da giorni fremete, premete, aspettate impazienti che metta su un post, perché ormai siete stanchi e annoiati di leggere gli stessi, ma la mera verità è che da un po' di tempo non ho e non trovo l'ispirazione giusta.

A quanto pare, anche questa pseudo-poetessa ungherese (che cerca disperatamente di comporre sonetti in vernacolo senese) nel vergare la poesia si è trovata in un momento d'assenza totale d'ispirazione:

Cose della vita

Mi so' comprata proprio un bel rimario
e pensavo d'ave' facilità
a sforna' de' sonetti a volontà
invece mi succede un po' 'l contrario.

Mi ritrovo davanti 'sto divario
'un m'aspettavo 'sta difficoltà
e devo di' con gran sincerità
che 'un m'aiuta manco 'l dizionario.

Mi pare anche d'esse' un po' intontita
e fo così 'sta considerazione:
è che m'è andata via l'ispirazione.

Così succede anche nella vita:
quando pensi che hai, 'un ce la fai,
e ce la fai sicuro, quando 'un hai.


Approfitto, almeno, per smontare la sua morale, perché a differenza, io non mi sono comprata proprio un bel niente e nonostante... mah... saranno, veramente, cose della vita?

Mi (e vi) consolo e vi lascio in ascolto di questa canzone di Van Morrison. Sembrerebbe che anche la sua mamma, a suo tempo, gli avesse suggerito: "There'll be days like this".


http://www.youtube.com/watch?v=JkVXv-vlCvs


Tünde · 422 visite · 5 commenti
07 Mar 2009 

Da giorni leggo e sento un po' ovunque la stessa frase: "Bisogna uscire fuori dalla crisi": si organizzano qua e là x e y incontri per promuovere, boh, sinceramente non lo so..., forse qualche prodotto di marca! 
 
Infine, sono altrettanti giorni che mi faccio la stessa domanda, visto che ahimè la mia memoria comincia a vacillare: "Ma come abbiamo fatto a entrarci?!", perché non mi ricordo più la porta d'accesso... 

Dulcis in fundo: per adesso, di parole se ne sparano tante, ma nessuno viene preso. 

Allora, chi c'è c'è, chi non c'è non c'è: comin... continua il gioco! E... strada permettendo, io ora scappo perché non vorrei mi facessero tana!


Tünde · 441 visite · 1 commento
01 Mar 2009 

La lettura è un passatempo piacevole. Può essere notevole se si riesce a trarne preziose informazioni, unendo il gradevole con l'utile. Ma diventa lodevole se il testo è in grado di descrivere la situazione attuale, suscitando nel lettore un senso di gioia o di mestizia... a seconda dei casi.

Recentemente, ho letto il sonetto "Er bon governo" di G. G. Belli e sono rimasta stupefatta nello scoprire come il tempo sembra non sia affatto passato, nonostante fosse redatto nel 1836!

Er bon governo

Un bon governo, fijji, nun è cquello
Che vv'abbotta l'orecchie in zempiterno
De visscere pietose e ccor paterno:
Puro er lupo s'ammaschera da aggnello.

Nun ve fate confonne: un bon governo
Se sta zzitto e ssoccorre er poverello.
Er restante, fijjoli, è tutt'orpello
Pe accecà ll'occhi e ccomparì a l'isterno.

Er vino a bbommercato, er pane grosso,
Li pesi ggiusti, le piggione bbasse,
Bbona la robba che pportàmo addosso...

Ecco cos'ha da fà un governo bbono;
E nnò ppiàggneve er morto, eppoi maggnasse
Quant'avete, e llassavve in abbandono.

(Giuseppe Gioachino Belli, 25 settembre, 1836.)

Tünde · 565 visite · 4 commenti
21 Feb 2009 

La tradizione popolare, nazionale e internazionale, tramanda la leggenda in innumerevoli testi scientifici: il cibo è sempre stato fondamentale per chiunque e lo è tuttora, anzi senza quello... si ricomincia, peut-être, un'altra vita.

La realizzazione di questo cortometraggio lo dimostra ampiamente: quando si mangia, nulla può importare di cosa accada intorno. 

Per la messa in (s)cena di questo video si ringrazia l'ospite d'onore: Criceto Bianco Affamato, per aver accettato l'invito; si è infinitamente grati per la sua gentile collaborazione e soprattutto per la prestazione della sua nobile immagine.
Invece per l'attuazione di questo filmato ci si sente di dare un ringraziamento speciale al Comune Inesistente della regione Pontefunesta.


Regia
- Mano Visibilmente Di Mostrata
Assistente regia:
- Fasulla Lasciata (in Pace)
Protagonisti
- Piano Forte Nostrano
- Pop Corn 
- Dita Manipolatrici
Musica:
- Banda Anni Cinquanta&Sessanta
Voce di base:
- Elvis Prestley
Costumi:
- Tastiere Lunghe Bianche
- Tastiere Corte Nere
- Pelliccia Cricetina
- Chicco Mais Gonfiato 
Effetti speciali:
- Risata Disturbatrice
- Do Mi' Re
- Boing Zdoing
Illuminazione:
- Lampa Dario
- Luce Della Stanza
Sponsor:
- Azione Farinbeni
- Roba Da Matti

Film realizzato da: Mental Mente, Inc.


Tünde · 359 visite · 2 commenti
14 Feb 2009 

Come qualcuno di voi già sa, a partire da questa settimana sono diventata un'allieva del laboratorio del gruppo dei sonettisti senesi e da alcuni giorni i miei pensieri li esprimo in versi...

Mi sento immensamente onorata per essere stata accolta in maniera affettuosa e calorosa.
Ho degli insegnanti da cui avrò la possibilità d'imparare non solo lo stile di come poetare scrivendo sonetti, ma anche come scrivere i suddetti in vernacolo senese. Per me è una occasione unica e ne sono molto fiera e lieta!

L'ispirazione da parte dei miei colleghi è tanta, la loro produzione è en gros, mentre io compongo ancora solo artigianalmente.

Comunque, sono stata già introdotta nel modo più soddisfacente, visto che il mio 'maestro', Francesco Burroni, ha scritto di me: "la fanciulla ungherese che brucia i tempi". Spero di non deluderlo. 

... E ora che mi hanno messo a disposizione un cavallo e sto già in sella, ho solo da galoppare per raggiunger la compagnia bella!


Tünde · 720 visite · 3 commenti
02 Feb 2009 

tenendo ognor la mente in sua balia", questa citazione descrive appieno l'esperienza che ho avuto nel leggere il mio primo romanzo in esperanto: "Ĝambo rafiki. La karavano de amikeco tra Afriko" scritto da Székely Tibor.

Non saprei perché questo libro mi abbia colpito così profondamente: forse perché è stato scritto da un mio compaesano, forse perché possiedo anche io lo spirito avventuroso, forse perché parla di terre lontane, culture e lingue diverse, forse perché sono appena tornata dall'Africa, forse per tutti questi motivi messi assieme o... ma in fondo a chi può importare? Resta il fatto che questo viaggio, che lo scrittore ha intrapreso attraversando quasi venti paesi, vorrei farlo anche io...  e se il progetto non dovesse andare in porto, almeno mi consolerò nell'averlo fatto mentalmente.

Concordo pienamente con l'autore quando dice: "Ni restas senspiraj pro emocio. Subite antaux niaj okuloj malfermigxis panoramo de tute nova mondo", perché è la spinta che sprona anche a me a intraprendere un viaggio, offrendomi la possibilità di lasciare dietro il mio essere abituato, arrugginito e intrappolato nella quotidianità e di rinascere, come la fenice dalle proprie ceneri, con una nuova visione del mondo che apporta con sé tutte le sue ricchezze. 

Un libro bellissimo, ma temo esista solo in esperanto, quindi non vi farò nessuna recensione, perché, a meno che non decidiate d'imparare la lingua, non avreste l'opportunità di apprezzarlo.

In cambio, ho deciso d'essere magnanima deliziandovi con un'altra mia "poesia" che narra, nientedimeno, il mio primo contatto con alcuni esperantisti italiani. Si tratta di "un'opera d'arte" che ho scritto un po' di tempo fa:

Comincia il corso intensivo d'esperanto,
Dalle ore dieci mi stanno 'sperando',
Dietro un portone di una x scuola 
E appena entro, sento:  - Ah, eccola!

- Sì, sono io, anche se vi sembra strano,
Sono venuta apposta a Montepulciano,
A rendermi conto che non è solo un sogno,
Di studiare e porre fine al "mi vergogno".

Oltre il professore, siamo in totale tre
E dopo il pranzo si ricomincia alle tre.
Noto che è una lingua come tante altre,
Con regole non difficili da imparare.

In un atmosfera, a dir poco, familiare,
Dove è facile mettersi a confabulare,
Ci si sente ad agio a parlare dei ricordi
E viene citato persino Alberto Sordi.

Questo è solo l'inizio di un'avventura,
Di una storia, che al giorno d'oggi dura.
Chi saprà dire ancora per quanto tempo?
E ammetto: è stato un bell'avvenimento!

 

Tünde · 763 visite · 6 commenti
27 Gen 2009 

"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi."
(Citazione presa da "Se questo è un uomo")

Nel giorno della Sho'ah, mi piace ricordare con il cuore e non rammentare con la mente, queste parole di Primo Levi, descrivendo le circostanze dell'immane tragedia che più di mezzo secolo fa, ha martellato così selvaggiamente l'Europa colpendola profondamente nella sua anima.

Primo Levi ha lasciato in eredità oltre i suoi scritti, anche la raccomandazione di non dimenticare e di mantenere viva la fiamma della memoria sui fatti accaduti nella seconda guerra mondiale.

27 gennaio, data importante. Oltre all'Olocausto è anche il giorno della scomparsa del grandissimo compositore italiano, Giuseppe Verdi, uomo che con il suo nome e le sue opere ha omaggiato la sua terra valicandone i confini, rendendola ancora più famosa e illustre.

Vorrei, dunque, commemorare il giorno della Memoria con il bellissimo pezzo verdiano preso dal Nabucco: "Va, pensiero"...



Tünde · 487 visite · 7 commenti
21 Gen 2009 

Come direbbe in questi casi il mio favorito e ingegnoso attore americano, Jack Nicholson: "Just what the world needs, another actress!", sono molto lieta di annunciare che da una decina di giorni è iniziato il GF9! 

Mi trovo, dunque, nel settimo, ottavo... decimo (ho già perso il conto) cielo perché si esaudisce il mio desiderio anche quest'anno, e cioè, considerato che mi piace così tanto, per alcuni mesi avrò la possibilità d'imparare… imparare e imparare! 

Eh già, proprio imparare perché nella casa più rinomata e spiata del Bel Paese si affrontano degli argomenti davvero profondi, essenziali e soprattutto vitali per risolvere problemi economici e sociali di cui il paese ha bisogno: inflazione, mutui, disoccupazione, la recessione dell’economia oppure fondi per lo sviluppo della sanità e dell'istruzione... 

Persino vengono discussi temi del tipo: "E' giusto rifarsi le tette e portare la sesta?", visto che è uno scoop, d’altronde è la prima volta che succede nel mondo dello spettacolo oppure "Come buttarsi nel letto di un perfetto sconosciuto dopo un solo giorno?" e in seguito meravigliarsi, (leggendo sui giornali, ascoltando le notizie in tv o parlandone al bar) come mai alcune donne vengono stuprate da individui perfettamente sconosciuti?!

Inoltre, ci viene insegnato o rammentato il bon ton, come comportarsi civilmente: urlare quando si pensa d'essere nel giusto o di avere ragione, essere volgari usando parolacce a tonnellate per affermare qualsiasi concetto o dare a esse quella utilità che la comunicazione orale perde, ovvero sostituire la punteggiatura: invece di mettere il punto o la virgola, si è pregati di emettere una parolaccia, mandando il prossimo lontano, magari con l'augurio che veda qualche paese esotico. 

Ci viene anche ricordato, dove il linguaggio non arriva, di non demoralizzarci perché possiamo sempre rivolgerci al paralinguaggio, ovvero menando chi ci sta di fronte pur di appoggiare la supremazia del nostro credo.

Quindi, capite che per tutti questi buoni motivi appena elencati, non posso stare alla larga sentendomi indifferente. Anzi da giorni che sono in fibrillazione, perché ritengo sia una occasione davvero unica che oltretutto capita solo una volta all'anno (!) e che non la si può buttare fuori dalla finestra visto che è entrata trionfalmente nelle nostre case e vite attraverso i piccoli schermi: tv, computer, cellulare...

[...] La vita è un palcoscenico, come disse l'amatissimo Shakespeare e nella vita siamo già costretti, volenti o nolenti, d'usare le maschere pirandelliane, ma a quanto pare oggigiorno, ovunque mi volti, sempre più di frequente mi capita d’incontrare persone che sentono la necessità di salire sul palcoscenico, quello vero, forse perché non troppo amate dai loro cari e/o dall'ambiente in cui si trovano o semplicemente non hanno ben interpretato il messaggio shakespeariano o forse non l'hanno nemmeno studiato, ma che comunque sia, hanno anche bisogno degli applausi, quelli veri e di un pubblico, quello vero, che le segua. 

Ma per dare un senso alla propria vita è davvero così fondamentale sentirsi: al centro dell’attenzione, simpatici, belli, chic, all'avanguardia, nel perenne stato di carnevale e/o vestiti da veri alberi di natale?! 

Chissà…


Tünde · 449 visite · 5 commenti
13 Gen 2009 

Prevedevo di non poter permettermi lo sfizio di non assistere al dibattito: "Ma che razza di parole usi?" organizzato dal circolo Arci di Siena che ha visto come i suoi principali protagonisti e ospiti gli attori Moni Ovadia e Dario Vergassola. A metà dell'incontro, ha avuto luogo anche l'intervento telefonico di Roberto Natale, il presidente della FNSI, che a un certo punto per motivi ignoti, chiamiamoli tecnici, si è interrotta la conversazione.

L'incontro si è organizzato soprattutto per dire NO a qualsiasi forma di razzismo e discriminazione, per riflettere sull'uso responsabile di "che razza di" linguaggio usiamo, di cercare di non fare mai di tutta un'erba un fascio; inoltre si è parlato anche della guerra nella striscia di Gaza e non per ultimo del monopolio e della manipolazione dell'informazione. 
(Qui mi vengono in mente le parole di G. Orwell: "Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori d'altri, questo è tutto.", aggiungendo tra l'altro che è il mio perenne dilemma, perché da un lato dò ragione a Orwell, ma dall'altra parte penso che forse non bisognerebbe gettare la spugna rassegnandosi nel tentare di cambiare... l'immutabile.)

Devo dire che ho (ri)visto un Moni Ovadia in forma, con grinta e molto deciso nel voler trasmettere quello che si è proposto di dire e un Dario Vergassola - la prima volta che lo vedo dal vivo - divertente, sempre con la battuta pronta (a mio giudizio forse un po' pure troppo) e non per ultimo un pubblico molto ricettivo e stranamente silenzioso (a parte quei pochi, ovunque ti trovi, sempre presenti e pronti a ciancicarti la gomma americana nelle orecchie... incluso a un concerto di musica classica!) 
Mi ha fatto particolarmente piacere sentire Moni Ovadia accennare al mio linguista preferito: Noam Chomsky.

Ero intenzionata a prendere degli appunti (il mio registratore l'ho dimenticato a casa), ma mi sono vista impossibilitata: innanzitutto perché non c'erano posti a sedere (la sala messa a disposizione era stracolma) e soprattutto perché prendere appunti significava perdere racconti, annedotti e battute preziose.
 
Insomma, due intensissime ore talmente coinvolgenti che per mia sorpresa non mi sono affatto sentita stanca e stare davanti alla prospettiva di rimanere in piedi per due ore (che sono pur sempre centoventi minuti), in una sala strapiena di persone, all'inizio non era un'idea molto allettante, ma ce l'ho fatta ed è valsa veramente la pena.


Tünde · 349 visite · 0 commenti
12 Gen 2009 

Per convincere "l'uomo di casa" che mi accompagnasse nell'Africa subsahariana, mi sono dovuta improvvisare poetessa... e non con versi qualsiasi. Avrei dovuto presentargli un "qualcosa" in cui il tema consistesse nello scrivere un poema, non solo in italiano, ma che menzionasse anche la destinazione in questione.
Anche se non si tratta di una poesia di cui uno possa andare fiero, essendo però io straniera, forse posso permettermi (ancora) il lusso di pubblicarla! 
Immetto, dunque, questo "capolavoro" finora pubblicizzato solo a parole:

Africa

"Dove?! In Guinea, a Conakry?!"
Quel giorno così mi rispose Cri.
Mentre continuai: "Ti porterò lì,
Alla fine so che mi dirai di: sì.

Se vuoi, ti prometto anche il Safari,
Nel bel mezzo a tantissimi affari...
Speriamo di non beccare la malaria,
Altrimenti non vedremo più l'Italia!"

... Come si può intuire, non solo l'ho convinto e ho vinto, ma siamo anche andati e ritornati... sani e salvi! 


Tünde · 333 visite · 3 commenti
08 Gen 2009 


Si mormora…, macché, scientificamente è dimostrato, che lingue come il finlandese e l'ungherese facciano parte dello stesso ceppo linguistico, ossia del gruppo ugro-finnico. Infatti.

Ben sapendo che per esempio un olandese ha la sua lingua “sul ramo” delle lingue germaniche, pur non avendo mai studiato lingue di questo gruppo del tipo: l’inglese, lo svedese, il tedesco, il norvegese, il danese o l’islandese, ma a venirne in contatto, riesce a capire qualche lemma o magari qualche frase qua e là… dunque, la tentazione di testare il mio albero linguistico è stata così forte da sentirmi assalita dall’idea pensando: “Che meraviglia, perché se le cose stanno veramente così, allora la verifica la faccio anch’io!”

Quindi, le ricerche sul confronto delle due lingue sono iniziate e ho ottenuto il materiale da sperimentare grazie alla genialità di un video realizzato da un mio amico (vedi il link), dove l’oggetto di “studio” è la bellissima canzone "Kuolema Tekee Taiteilijan", cantata dal famoso gruppo musicale finlandese: Nightwish.

http://www.vicclap.hu/static/media/200702/movie42421.wmv

Per gli amanti della linguistica, oltre il testo in finlandese, riporto anche le parole della canzone tradotte in inglese anche per rendere comprensibile il testo.

Il testo originario in finlandese“KUOLEMA TEKEE TAITEILIJIAN”

Kerran vain haaveeni nähdä sain/ En pienuutta alla tähtien tuntenut/ Kerran sain kehtooni kalterit/ Vankina siel täkirjettä kirjoitan/ Luojani, luoksesi anna minun tulla siksi miksi lapseni minua luulee/ Sinussa maailman kauneus/ Josta kuolema teki minusta taiteilijan/ Luojani, luoksesi anna minun/ tulla siksi miksi lapseni minua luulee/ Luojani, luoksesi anna minun tulla siksi miksi lapseni minua luulee/ Oman taivaan tänne loin/ Anna minun päästä pois/ Oman taivaan tänne loin/ Anna minun päästä pois

Il testo del brano tradotto in inglese“DEATH MAKES AN ARTIST”

Only once I could see my dream/ Didn't feel the smallness under the stars/ Once I got bars in my cradle/ As a prisoner I write a letter from there/ My Lord, let me come to you, let me become what my child thinks I am/ In you is the beauty of the world, of which death made me an artist/ My Lord, let me come to you, let me become what my child thinks I am/ My own heaven I created here/ Let me get away/ My own heaven I created here/ Let me get away 

Sul filmato, invece, le immagini corrispondono ai sottotitoli in ungherese e non sono altro che la semplice interpretazione per un orecchio magiaro. Aggiungo che, a mano a mano che scorre la canzone, nella mente di un ungherese si presentano le suddette immagini e non perché il mio amico avesse voglia di scherzare, bensì semplicemente, perché è l’esatta trascrizione del suono delle parole cantate in finlandese. 

Il risultato dell’esperimento? Direi che i secoli trascorsi lontani gli un(n)i dagli altri si fanno veramente notare e per un ungherese capire un finlandese (e/o viceversa), oggigiorno, è un vero tour de force. Peccato. E come dimostrano le immagini, un ungherese, a causa delle incongruenze e illogicità (pur sentendo parole, incluso frasi corrette, ma totalmente sconnesse fra di loro, e con la mancanza di un filo conduttore e soprattutto non avendo nulla a che vedere con il significato del testo di partenza) alla fine della canzone potrebbe facilmente trovarsi sull’orlo di una crisi di nervi. 


Tünde · 721 visite · 2 commenti
04 Gen 2009 


Dopo tante esitazioni mie ed esortazioni d’altri, finalmente, sono arrivata alla conclusione di aprire anch’io un blog. Inizio, dunque, presentando il significato e l’origine del mio nome al fine di renderlo visibile.

Infatti, ovunque vada nel mondo, appena mi presento a qualcuno - che non sia di madrelingua ungherese – la domanda con cui vengo "sorpresa" è sempre la stessa (comprensibilmente, poiché il nome esiste esclusivamente nella lingua ungherese): "Di dove sei?" "Che nome è Tünde, per caso è tedesco?!"

Pertanto, in queste situazioni non faccio altro che rimboccarmi le maniche e per l'ennesima volta, come un registratore, enuncio solennemente la solita risposta: "No, sono ungherese, eccome! E per di più il mio nome è ungherese doc, anzi è frutto della fantasia di un poeta ungherese, vissuto nei primi dell‘800 che si chiama Vörösmarty Mihály e nella letteratura ungherese esiste una sua opera teatrale nella quale il poeta inventa il nome. L’opera s’intitola: "Csongor és Tünde". Csongor (un nome ungherese maschile) che nell’opera fiabesca copre il ruolo di figlio minore di un re e Tünde (che deriva dalla parola ungherese “tündér “ che significa “fata”) che nell’opera fa la parte della regina delle fate” […]

Breve presentazione dell’opera teatrale: “Csongor és Tünde”

Nella creazione del dramma fiabesco “Csongor és Tünde” (che è in cinque atti), il poeta s’ispira in parte al “Flauto magico” di Mozart e in parte al “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare.

“Csongor és Tünde” è la creazione più originale nel campo del teatro di Vörösmarty, che deriva il suo intreccio dal cinquecentesco “Principe Argivo” di Albert Gyergyai, ma con l'introduzione di alcuni personaggi supplementari e conferendo a quelli, mutuati significati tipici e simbolici. Vörösmarty trasforma la «bella storia» del Gyergyai in un dramma filosofico.

L'intreccio consiste principalmente nella peregrinazione del principe Csongor alla ricerca di Tünde, che è una fata, vale a dire alla ricerca della felicità, ma a un certo punto, al decisivo crocevia, Csongor, incontra tre personaggi: il mercante, il principe e il filosofo, che hanno ciascuno una loro propria via verso la felicità che intendono insegnare a Csongor.

Tre atti più in là l'incontro si ripete al trivio, allorquando i tre personaggi tornano delusi, dopo aver esperimentato il fallimento del proprio credo: la ricchezza, la potenza, il sapere.

Questo secondo incontro avviene dopo l'apparizione di un altro personaggio: la personificazione della Notte, che in un monologo rivela una pessimistica concezione della storia che ritorna nel nulla, e poi commenta, beffarda, la decisione di Tünde di abbandonare il suo stato soprannaturale di fata per soddisfare il desiderio di un uomo mortale.

Il tessuto dell'intreccio è arricchito, la ricerca della felicità è resa più complessa dal fatto che Vörösmarty mette Balga al servizio di Csongor e al seguito di Tünde colloca Ilma.

Non si tratta di semplici contrappesi drammatici o di ancoraggi nel realismo: anche Balga e Ilma sono alla ricerca uno dell'altra e viceversa servono per rendere più larga la gamma dei sentimenti e dei tipi umani e permettere al poeta un procedimento a contrappunto che, aggiunto alle bravure timbriche, soprattutto nelle scene dei genietti e dei diavoletti, conferisce a tutta la fiaba drammatica una stupenda musicalità.

Nonostante la delusione dei tre viandanti e la filosofia pessimistica della Notte, il dramma ha lieto fine:

“È mezzanotte, la notte è fredda e triste,Il cielo si copre di lutto. / Vieni, caro, a gioire nella notte con me, / L'unico a star desto è l'amore”.


Tünde · 1395 visite · 11 commenti