Pál Tünde Noémi

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Affissione degli articoli inviati in: Gennaio 2001

28 Mar 2011 

Stavolta si tratta di un post interamente copiato dal blog del mio carissimo amico che ha avuto la grande fortuna di assistere personalmente alla Dubai World Cup, svoltossi questo sabato.
Ho poco da invidiarlo perché, secondo gli accordi, il prossimo anno la vedremo insieme:



Splendida giornata di corse ieri a Dubai, il gran finale di stagione, con la Dubai World Cup (10 milioni di dollari di montepremi: nessuna altra corsa al mondo può vantareuna borsa simile), il Dubai Duty Free (5 milioni), la Sheema Classic(sempre 5 milioni) e altre belle corse di gruppo 1 e 2, per tutti i migliori cavalli del mondo.

Sarebbe stato bello in ogni caso trovarsi all’ippodromo di Meydan per un evento simile. Ma visto come sono andate le cose (un inaspettato trionfo per l’ippica italiana, che ne aveva un disperato bisogno), io mi sono letteralmente ritrovato a gioire e ad esultare. Con la star “locale” Frankie Dettori, che da anni rappresenta la scuderia Godolphin dello sceicco Mohammed. Con Luca Cumani, fenomenale allenatore che lavora in Inghilterra, tra i migliori, da una vita. Con il prodigioso Mirco Demuro, l’eroe delle Capannelle, che da outsider e in sella a un cavallo giapponese è riuscito ad aggiudicarsi la Dubai World Cup.

Suona anche come il lieto fine di una bella favola il fatto che i nipponici abbiano piazzato un’incredibile doppietta (Victoire Pisa primo e Transcend secondo) nella corsa più ricca, aggiudicandosi i 6 milioni di dollari destinati al vincitore + i 2 milioni destinati al secondo classificato. Dopo il terremoto, lo tsunami e l’emergenza nucleare, ci volevano le corse dei cavalli per offrire un “risarcimento divino” ai nipponici…

Vi consiglio caldamente di guardare le 3 corse principali.

La Dubai Sheema Classic dominata Rewilding con Frankie Dettori in sella.

La Dubai World Cup indovinata da Victoire Pisa e Mirco Demuro.

Last, but certainly not least, il Dubai Duty Free. Guardate che corsa miracolosa ha fatto Presvis, il cavallo allenato da Cumani e montato (“interpretato”, come si dice in gergo – e in questo caso ci sta proprio bene) da Ryan Moore. Ultimissimo all’apertura delle gabbie, ha dimostrato una superiorità davvero sconcertante. Woah.

Guardate la corsa, e poi riguardatela. E per seguire i movimenti dell’incontenibile Presvis, cercate Ryan Moore: ha la giubba blu condelle stelline argentate.


Tünde · 221 visite · 1 commento
06 Gen 2011 

Abbiamo iniziato l'anno "alla grande". Ci stiamo modernizzando su diversi versanti con una velocità così impressionante da far invidia... alla lumaca. 

Dopo aver lasciato Itaca, dopo diverse ed emozionanti avventure vissute navigando in alto mare, finalmente siamo sbarcati su 'FacciaLibro', creando subito un 'qualcosa' di cui uno possa diventare "fan". 
Volevamo mettere il nome di "Rieducational Party", ma siccome siamo convinti che nessuno ci riconoscerà sotto questo profilo, abbiamo deciso di lanciarci con quello classico: Laboratorio del sonetto
Questo cavallo di Troia è stato ideato dalla sottoscritta.

Mi auguro di riuscire ad aggiornare la pagina - avvisando tutti i carissimi ammiratori dei nostri eventuali spettacoli, notizie o quant'altro -, col tempismo dovuto. 
Per ora sono state incollate soltanto le fotografie delle copertine dei libri, che sono già in vendita in tutte le librerie di Siena e un mio sonetto, ormai datato, ma rintracciabile anche nell'ultimo libro: "Un sonetto al giorno".

Come se non bastasse, a partire da questo mese riprenderemo le nostre postazioni anche su Radio Siena, alla stessa ora, dove a turno reciteremo i nostri sonetti e presto ritorneremo anche all'Orto de' Pecci con i consueti spettacoli.


Tünde · 224 visite · 0 commenti
31 Dic 2010 

Molti sostengono che nella vita niente è casuale: tutto ha un perché o tutto viene per qualcosa. Sarà. Ma io riserbo i miei dubbi, o meglio, non mi sono mai piaciute queste frasi 'prefabbricate'. Le considero al pari dei proverbi o di certi versi presi a caso dalla Bibbia, un’ottima scusa per giustificare o spiegare una determinata situazione, quando non si riesce a farlo con le proprie parole...

Ma, in questo caso, mi sono un po' ricreduta, nel senso che prima di fare il viaggio in Spagna, un professore olandese mi ha fatto conoscere Montaigne. Mi sono subito innamorata del suo stile, e soprattutto della sua personalità. Leggendolo, mi sembrava di guardarmi nello specchio perché incarna ciò verso cui la mia anima aspira e rincorre con tanta fatica e a ogni costo: l’amore per la libertà e la verità. I due motori essenziali del mio essere.

[...] Mentre con un gruppo di amici si scherzava per le vie di Barcelona, accanto alla chiesa gotica di Santa María del Mar, sentivo una forte spinta interiore, che lì per lì non sapevo spiegare, ma ha fatto sì che entrassi in uno di questi negozietti di souvenir. Non volevo comprare nulla, ciò nonostante mi sono ritrovata dentro, malgrado avessi destato la perplessità dei miei compagni che mi urlavano dietro: "E andiamo, è tardi, ma perché cavolo perdi il tempo?". Giravo senza meta, le commesse mi chiedevano se desideravo o cercavo qualcosa in particolare. Io zitta, continuavo a guardare qua e là, finché non mi caddero gli occhi su un libro che tra l’altro non c'entrava nulla con tutti gli altri articoli esposti. Era intitolato: "Montaigne" di Stefan Zweig. Un brivido mi attraversò il corpo. La mia gioia era indescrivibile. Ho chiesto subito a una delle commesse lì presenti cosa faceva quel libro sugli scaffali. Lei mi guardò stupefatta, come per dire: "Ma che cosa importa a te?!" Senza chiederle ulteriori spiegazioni, andai alla cassa e pagai.

Ecco, ora lo so, quel libro voleva me, mi stava letteralmente chiamando e quel libro doveva appartenermi. Al mio rientro, ovviamente, l'ho letto subito, anzi l'ho divorato. Riporto alcune preziose citazioni, ma data la provenienza... saranno in spagnolo:

- "Por amor a esta libertad, se observaba a sí mismo, se vigilaba, examinaba y censuraba en cada uno de sus actos y sentimientos. Y esta búsqueda y este esfuerzo por la pureza de espíritu, por la salvaguardia de la libertad en una época de servilismo generalizado a ideologías y facciones, lo convierte hoy en nuestro hermano y contemporáneo."

- "Sería artificioso encasillar a Montaigne entre los poetas y los pensadores que han luchado con la palabra por la "libertad de la humanidad". No posee la elocuente diatriba ni el bello empuje de un Schiller o un lord Byron, ni la agresividad de Voltaire. Montaigne habría sonreído ante la idea de pretender trasferir a otros, y menos a las masas, algo tan personal como la libertad interior, y desde lo más profundo de su alma odiaba a los reformadores profesionales del mundo, a los teóricos y expendedores de ideologías. De sobra sabía que ya es una tarea colosal por sí sola conservar la propria indipendencia interior."

- "<El hombre de entendimiento no tiene nada que perder>".

- "Los acontecimientos de este mundo nada pueden contra ti mientras te niegues a tomar parte en ellos; el desvarío de la época no es una calamidad real mientras conserves tu claridad de ideas."

- " Pues, sólo aquel que se mantiene libre frente a todo y todos, conserva y aumenta la libertad en la tierra."

- "A Montaigne no le gusta tener que decidir. [...] es acérrimo de cualquier responsabilidad. Quiere eludir las decisiones. Como el sabio en una época de fanatismo, busca la retirada y la huida."

- "Lo que Montaigne busca es su yo interior, que no puede pertenecer al Estado, a la familia, a la época, a las circunstancias, al dinero o a la hacienda: es el yo interior al que Goethe llamaba la ciudadela y en la que no permitía la entrada a nadie."

- "Como auténtico viajero nada lo puede decepcionar. Como Goethe, se dice: el disgusto también forma parte de la vida. <Las costrumbres de países extranjeros tiene su razón de ser. Me da igual que me sirvan en platos de estaño, de madera o de arcilla, que la carne esté hervida o asada, caliente o fría, con mantequilla o con aceite, que me den aceitunas o nueces>.Y el viejo relativista se avergüenza de sus compatriotas, prisioneros de la ilusión de que deben criticar toda costumbre extranjera que no coincida con las suyas tan pronto salen de su pueblo, de su elemento. En el extranjero Montaigne quiere ver lo extranjero: <No busco un gascón en Sicilia, ya tengo bastentes en mi casa> y procura evitar sus compatriotas, a quienes conoce hasta la saciedad. Quiere juzgar, no prejuzgar".

Chiudo con la citazione che corrisponde esattamente alla medesima sensazione che ebbe anche Zweig leggendo Montaigne:

“Hay en estas páginas un  en el que se refleja mi yo, la distancia queda abolida, el tiempo se separa de los tiempos. No tengo conmigo un libro, una literatura, una filosofía, sino a un hombre del que soy hermano, un hombre al que comprendo y que me comprende. Si tomo los Ensayos, el papel impreso desaparece en la penumbra de la habitación. Alguien respira, alguien vive conmigo, un extraño ha entrado en mi casa, y ya no es un extraño, sino alguien a quien siento como amigo.”

Tünde · 164 visite · 0 commenti
02 Dic 2010 

In cosa consiste comporre un sonetto? 
Il carissimo Lele Castellini con il suo l'ha palesato: un poeta prima di dare vita a una sua creazione, deve passare per un processo, spesso tortuoso. Facciamo, dunque, una... chiàrasi

La "Chiàrasi"

I.
Il termine 'un vi porti fòri strada,
l'òvo 'un c'entra nemmeno un po'hino,
'un si parla neanche di contrada;
è 'na cosa inventata a tavolino.

Pe' scrive' un sonetto bisogna vada
tutte le su' rime messe a modino;
l'endecasillabo è come 'na spada
che controlla il ritmo del gio'hino.

Così il Maestro del Laboratorio
s'è sperticato un monte pe' insegna'
l'engiàmbemàn, la sinèresi, si sa,

cose che sono come un accessorio 
pe' coloro che vogliono impara':
la sinalèfe prima o poi la devi fa'.

II.
Il distico sai 'un te lo pòi scorda',
perché con l'assonanza c'è le rime
e la dialèfe è sempre pronta a entra';
'un cerchiamo parole un po' cretine

che ci facciano pe' forza ricorda'
che le regole sono come mine,
e 'l poeta le deve sempre applica';
'guai a cerca' brutte o strane rime.

Ma in questo parapiglia letterario
ti può veni' d'inventa' un "abbrèviasi"
o perché no 'na pimpante "chiaràsi".

O scusate, bisogna che vi lasci,
ne lo stomaco ciò un po' di "mòvesi"
e mi scappa 'na bella dièresi!

Lele Castellini


Tünde · 189 visite · 1 commento
29 Nov 2010 

Oggi a Siena, una ventina di persone hanno avuto il privilegio di provare l'emozione sfidando il diciottenne Grande Maestro di scacchi:Fabiano Caruana.

Dopo la simultanea, durante il rinfresco, ho avuto anche l'onore di scambiare due parole con lui, scoprendo che abbiamo in comune alcune cose. Mi ha raccontato un po' della sua vita a Budapest. Ha dichiarato di non parlare molto bene l'italiano, perciò la conversazione è avvenuta in inglese, ma in compenso le poche parole dettomi in ungherese avevano una pronuncia perfetta.

Per la gioia, ho deciso di commemorare l'evento, lasciando queste due righe sul mio blog.


Tünde · 370 visite · 0 commenti
17 Ott 2010 

Il 7 settembre chi ha comprato il Corriere di Siena, forse avrà notato e magari anche letto l'articolo, dove si annunciava che il 24 settembre alle 20:30, nei locali della Nobil Contrada del Bruco, si terrà l'ottava edizione della Rassegna del Sonetto Contradaiolo, e dopo i saluti dell'onorando rettore e dell'assessore Marco Saletti e l'intervento del professor Roberto Barzanti, avrà luogo la lettura dei sonetti. 

Bene. Come sapete, l'appuntamento è stato rimandato. 
Quindi, lo stesso programma andrà finalmente in '(s)cena' il 29 ottobre, alla stessa ora e luogo.

Io mi esibirò con questo sonetto...

Lingue e culture

Certo che la vita qui pe' una straniera
come me, spesso risulta assai dura:
cimentassi in una nòva cultura,
vede' le cose in un'altra maniera,

'mpara' la lingua... mamma che avventura!
Mi c'imbroglio, mi fa diventa' nera,
mi ci scervello da mattina a sera
pe' riusci' a capi' la su' struttura.

Dell'omonimi ciò proprio il terrore...
Un giorno manca po'o mi sento male
ai bagni pubblici... che batticuore!

Sull'uscio c'era "Signori" e "Signore"
"E ora 'ndove vo'?" poi menomale:
capii che la scritta era al plurale!

21. Settembre, 2010.

... quindi chi verrà: vedrà, sentirà, si sollazzerà, mangerà e... pagherà!


Tünde · 263 visite · 2 commenti
06 Ago 2010 

o almeno spero che lo sappiate già in moltissimi che manca meno di mese all'esordio del concerto tenuto dall'unico, insostituibile Leonard Cohen in Italia. 
Stavolta la città toscana più famosa al mondo gli darà ospitalità, dove il 1° settembre si esibirà a piazza Santa Croce e sarà accompagnato da una orchestra composta da dieci elementi.

Per questa data io sarò in Medio Oriente e ahimè non potrò partecipare, ma ciò nonostante consiglio caldamente a numerosi di voi e anche e soprattutto a coloro che magari ancora non conoscono il mondo di questo nonnetto affabile (come lo chiamo io affettuosamente), che in una parola sola vorrebbe dire tutto e malgrado non ci riesca, vi assicuro che è impossibile restargli indifferenti: la sua musica colpisce, coinvolge e le parole delle sue canzoni non sono mai banali, mai dette a caso.

Come ho fatto l'anno scorso, anche ora vi allego una canzone (vedi il link) e le sue parole. Ero indecisa se mettere su Because of o Take this waltz, ma alla fine ho optato per quella a cui sono legata più affettivamente:



Now in Vienna there’s ten pretty women
There’s a shoulder where death comes to cry
There’s a lobby with nine hundred windows.
There’s a tree where the doves go to die.

There’s a piece that was torn from the morning,
and it hangs in the Gallery of Frost
Take this waltz, take this waltz,
take this waltz with the clamp on its jaws.

I want you, I want you, I want you
on a chair with a dead magazine.
In the cave at the tip of the lily,
in some hallway where love’s never been.
On a bed where the moon has been sweating,
in a cry filled with footsteps and sand
Take this waltz, take this waltz,
take its broken waist in your hand.

This waltz, this waltz, this waltz, this waltz
with its very own breath
of brandy and death,
dragging its tail in the sea.

There’s a concert hall in Vienna
where your mouth had a thousand reviews.
There’s a bar where the boys have stopped talking,
they’ve been sentenced to death by the blues.
Ah, but who is it climbs to your picture
with a garland of freshly cut tears?
Take this waltz, take this waltz,
take this waltz, it’s been dying for years.

There’s an attic where children are playing,
where I’ve got to lie down with you soon,
in a dream of Hungarian lanterns,
in the mist of some sweet afternoon.
And I’ll see what you’ve chained to your sorrow,
all your sheep and your lilies of snow
Take this waltz, take this waltz,
with its “I’ll never forget you, you know!”

And I’ll dance with you in Vienna,
I’ll be wearing a river’s disguise.
The hyacinth wild on my shoulder,
my mouth on the dew of your thighs.
And I’ll bury my soul in a scrapbook,
with the photographs there, and the moss.
And I’ll yield to the flood of your beauty,
my cheap violin and my cross.
And you’ll carry me down on your dancing
to the pools that you lift on your wrist...

O my love, O my love
Take this waltz, take this waltz,
it’s yours now. It’s all that there is.


Tünde · 227 visite · 1 commento
18 Giu 2010 

Vorrei tanto poter avere quella visione a trecentosessanta gradi, quella padronanza, profondità, raffinatezza e capacità di maneggiare il linguaggio come J. L. Borges. Seguendo le sue orme, volevo omaggiare anche io il gioco degli scacchi con un sonetto, ma per adesso, siccome sono ancora all'inizio nel trattamento della lingua italiana, il mio livello... è lontano anni luce dal suo.
Momentaneamente, ho scritto questo sonetto, recitato stamattina su Radio Siena, ma la mia mente è già impegnata nella realizzazione di qualcosa di più significativo:

Il silenzio sottovalutato

Ah, gli scacchi? Nessuno ha mai afferrato
la vera essenza, ma effettivamente 
per molti è la palestra della mente
i filosofi l'hanno confermato.

Certi dicano che è terribilmente
serio o inutile e deve esse' amato
pe' combatte' un incontro ben giocato...
Ma qualcuno s'è chiesto mai realmente:

Perché c'è da sta' zitti e dura un sacco
'sta partita con quei pezzi di legno
pe' scopri' quale regno dà lo scacco?

Le parole so' così spaventate
a vede' 'sta creazione dell'ingegno
che ne rimangano terrorizzate!

14. Giugno, 2010.

Chiudo con le parole di Omar Khayyam, menzionato dallo stesso Borges nell' "Ajedrez": "Noi non siamo che pedine degli scacchi, che sono facili a muoversi come il Grande Giocatore di scacchi ordina. Egli ci muove sulla scacchiera della Vita avanti e indietro e poi in scatole di Morte ci rinchiude di nuovo."

NB: Questo post e sonetto è dedicato a una persona a me molto cara e speciale.

Tünde · 440 visite · 1 commento
07 Gen 2010 

Alcuni giorni fa ho festeggiato il primo anniversario dell'apertura di questo blog. Siccome la cerimonia si è svolta nella massima riservatezza, ora non vi svelo le modalità, ma piuttosto vi elenco le vere ragioni della mia decisione presa un anno fa che ha reso possibile l'avvio di quest'avventura virtuale.
Inizialmente e sostanzialmente, le motivazioni, oltre il mio scetticismo, erano due, ma poi il tempo ha fatto sì che si ampliassero:
a.) per una mera esercitazione scritta della lingua italiana.
b.) per una sorta di "pigrizia", per non dare più spiegazioni riguardo l'origine del mio nome.

Grazie a questo blog, nell'arco di questo anno, da un lato ho risparmiato tanto fiato (e che faccia da birichina assumo non appena mi si fa la domanda: "Cosa significa o che nome è Tünde?". La mia risposta in questi casi, credo, si possa dedurre senza difficoltà); d'altro canto invece, ho perso tempo per ideare, pensare, formulare, impostare e digitare ogni singolo post, anche il più banale. 

Prima ho parlato di festeggiamento. Non a caso. Forse vi sarà difficile crederci, ma questo blog nella sua semplicità e modestia ha smosso un po' di teste, ha ispirato la fantasia, ha influenzato la creatività di alcuni miei lettori e di conseguenza ha fatto nascere delle cose belle.

Un anno fa, non immaginavo nemmeno che sarei stata capace di scrivere sonetti e addirittura in vernacolo senese. Se ciò è avvenuto e se attualmente faccio parte del laboratorio è anche opera di questo blog.
Proprio in questo laboratorio ho incontrato un'altra allieva con la quale, oltre le nostre corrispondenze ormai giornaliere, siamo diventate all'interno (e all'esterno) del gruppo una fedelissima copia di "San Rocco e il cane". A parte i sonetti, ci accomunano anche il pattinaggio, la musica e persino le carbonare prese il sabato vicino casa. 
Inoltre, è bravissima a scrivere sonetti e ha chiuso l'anno con 'la carica dei 101'. Ne pubblico uno: 

Meglio per te
(in risposta a Tünde e al suo sonetto "A Silvia")
 

O Tünde ti ringrazio pel sonetto, 

m'hai fatto 'na sorpresa, l'ho gradito.  

'Un sei Leopardi ma per me sei un mito, 

scrivi un vernacolo guasi perfetto. 

 

E poi… meglio per te se 'un sei… poretto, 

lui da Roma scappò tutto schifito 

e 'nvece te cià' preso anche marito. 

Meglio per te, con tutto 'l mi' rispetto, 

 

e' mi garba di più l'allegria tua 

di tutto 'l su' dolore esistenziale. 

Ma soprattutto… è fondamentale:  

 

meglio per me, che 'un so' la Silvia sua, 

che quella, fra un malanno e un accidente, 

nella su' vita 'unn ha goduto niente!  

Silvia Golini, 22 Giugno 2009.


Unita agli altri sonettisti, spero che questo anno le porti tanta fortuna e insieme alla sua incessante produzione, anche la pubblicazione del suo libro di raccolta di sonetti!



Tünde · 1064 visite · 3 commenti
24 Dic 2009 

AJEDREZ



En su grave rincón, los jugadores 
rigen las lentas piezas. El tablero 
los demora hasta el alba en su severo 
ámbito en que se odian dos colores. 

Adentro irradian mágicos rigores 
las formas: torre homérica, ligero 
caballo, armada reina, rey postrero, 
oblicuo alfil y peones agresores. 

Cuando los jugadores se hayan ido, 
cuando el tiempo los haya consumido, 
ciertamente no habrá cesado el rito. 

En el Oriente se encendió esta guerra 
cuyo anfiteatro es hoy toda la tierra. 
Como el otro, este juego es infinito. 

II 

Tenue rey, sesgo alfil, encarnizada 
reina, torre directa y peón ladino 
sobre lo negro y blanco del camino 
buscan y libran su batalla armada. 

No saben que la mano señalada 
del jugador gobierna su destino, 
no saben que un rigor adamantino 
sujeta su albedrío y su jornada. 

También el jugador es prisionero 
(la sentencia es de Omar) de otro tablero 
de negras noches y blancos días. 

Dios mueve al jugador, y éste, la pieza. 
¿Qué Dios detrás de Dios la trama empieza 
de polvo y tiempo y sueño y agonías?

(Jorge Luís Borges)


Tünde · 1283 visite · 1 commento
14 Dic 2009 

Historia abscondita

Tutti i grandi possiedono una forza retroattiva; fanno rimettere tutta la storia sul piatto della bilancia, e dai suoi angoli più reconditi emergono migliaia di segreti del passato ed escono al sole. Non si può determinare che cosa tornerà ancora a essere storia. Forse il passato è ancora, sostanzialmente, tutto da scoprire! Necessita ancora di tante forze retroattive!

(Nietzsche: "La gaia scienza") 


Tünde · 810 visite · 2 commenti
24 Nov 2009 

Annuncio a tutti i lettori di questo blog (sapendo che siete numerosi e mi leggete non solo da molte città italiane, ma anche dall'estero) che:

Il 27 novembre ci sarà la presentazione del libro: "La storia del mondo e altre storie (Sonetti in vernacolo senese)", alle ore 17:00 alla Fiera del Libro, a Piazza Iacopo della Quercia, accanto al Duomo di Siena. 

Interverranno:
Duccio Balestracci - docente di storia medievale presso l'università di Siena.
Fausto Tanzarella - scrittore.
Francesco Burroni - direttore artistico e persona squisita del Laboratorio del Sonetto.
A seguire letture di sonetti a cura dei poeti del Laboratorio del Sonetto.

So che molti snobbano queste attività perché le ritengono noiose, ma noi, poeti, del Laboratorio del Sonetto siamo speciali. Eh sì! Saremo lì apposta per dimostrarvi che siamo all'altezza di darvi brio e speranza, gioia e divertimento, spettacolo, arte e cultura, il tutto in vernacolo senese.

Nell'eventualità, però, ci fosse qualche deluso sulle aspettative promesse o nostalgico delle vecchie e perse abitudini, avrete il nostro permesso di portarvi con voi: ortaggi, uova e pomodori per esprimere il vostro giudizio nei nostri confronti, rendendo la serata ancor più colorita e gustosa. 
Nel caso ciò avvenisse, saremmo solo che lieti nel ringraziarvi per una tale onorificenza meritata, di tutto rispetto!


Tünde · 515 visite · 1 commento
11 Nov 2009 

Lunedì, Ivano mi ha consegnato in forma cartacea una raccolta di una dozzina di nuovi sonetti, che da febbraio a questa parte ha scritto per me. 
Per ricambiare la sua gentilezza e affetto, ho deciso di pubblicarli, ma solo due (per mancanza di spazio). Aggiungo che sono uno più bello dell'altro ed è stato assai arduo scegliere quali inserire. Alla fine, ho optato per i sonetti sottostanti.

Leggo i suoi sonetti sempre commossa e divertita, perché alle volte faccio un po' di fatica a identificarmi con questa Tünde che lui tanto decanta... che a proposito, mica diventeremo in un futuro la versione moderna di Beatrice e Dante?!
Vorrei sottolineare che se continua a mandarmeli con questa frequenza (a voce mi ha già assicurato che ce ne sarebbero degli altri), allora dovrei prendere in seria considerazione la possibilità di mettermi in contatto già d'adesso con qualche editore disposto a pubblicarmeli.

E' davvero curioso, perché chi mi conosce, sa che non faccio niente di speciale per ispirare e suscitare queste emozioni nel poeta Ivano: né con degli atteggiamenti provocatori, né con un modo di vestire appariscente, né devo usare chissà quale linguaggio, assumendo chissà quale tonalità mielosa per piacere o per attirare la sua attenzione, bensì sono semplicemente me stessa.

Ho scelto questo primo sonetto, perché è una prova palese che lui legga il mio blog, giacché io non gli ho fornito spiegazioni riguardo il mio nome:

Tünde, la dolce Fatina

Tünde, dolce fatina cara e bella
con gli occhi neri che sprizzano fuoco,
sei luminosa al pari d'una stella
e descrivere te è il più bel gioco.

Armoniosa e stupenda damigella,
che dir meravigliosa è dir poco,
fosti, sei e sarai sempre quella
che porto in cuore sempre; ed la mio fioco

cantar, col divenire, fatto grave,
illumini il cammino nei sentieri
ove io m'en vo al suono del soave

dolce tuo canto che nei miei pensieri
echeggia e uccide le passioni prave
però accende sempre i desideri.

29 Maggio 2009, Ivano Scalabrelli

Il secondo, invece, mi ricorda un momento davvero buffo e a dir poco imbarazzante, che è accaduto sabato scorso davanti a un pubblico eterogeneo, misto di turisti e di senesi.
Lui recitò il sonetto prima indicando verso il Duomo e poi presentandomi come la sua modella, la sua musa e quant'altro.
Forse è superfluo accennare, che mi sentivo addosso lo sguardo stupefatto di tutte le persone lì presenti, che verso dopo verso mi analizzavano e mi scrutavano.
In tutta questa coreografia, mi mancava solo un velo, un mazzo di fiori (possibilmente di gigli bianchi), una lampada che illuminasse la mia testa risaltando lo splendore della mia aureola e, direi che, il quadro sarebbe stato non solo pittoresco, ma piuttosto comico.
La prossima volta chiederemo al Magister Burroni se cortesemente ci metterà a disposizione una scenografia adeguata e di non sottovalutare questi dettagli, apparentemente banali.

Tünde

Bello quel viso dolce di una donna
fresca la pelle come giovin rosa
ogni atto, ogni sorriso, ogni sua posa
ricorda un dolce viso di Madonna.

Il suo parlare esotico ed intriso
di sibilanti dolci pronunciate,
le sembianze le mosse delicate
ricordan la vision di Paradiso.

Paradiso terrestre qui fra noi,
Paradiso del Cielo in mezzo ai Santi
ricorda Lei con quei begli occhi suoi,

quando gentil si muove in mezzo a tanti
che certo cercan grazie qui per noi,
per noi ammiratori, spasimanti.

8 Agosto 2009, Ivano Scalabrelli

Ammetto che questo sonetto mi lusinga in modo assai particolare e m'incita la fantasia, perché momentaneamente sono assalita da un'aspirazione da megalomane e pian piano comincio ad accarezzare l'idea di presentare personalmente una istanza nella Città Eterna, per una mia eventuale, come minimo, beatificazione. 
Dato che nella storia della cristianità non c'è nessuna santa o beata con il mio nome, l'illusione di primeggiare colora di aspetti surrealistici questo miraggio. Anche se miracoli ancora non ne ho fatti, non c'è da preoccuparsi, perché posso assicurare che non ho nulla in comune, per esempio, con la beata Quartina del marchese del Grillo, che a quanto pare, portava solo 'jella'. 
Se permettete, io qualcosa di buono ce l'avrei, se non altro... ispiro sonetti a sfondo mistico.


Tünde · 764 visite · 6 commenti
01 Nov 2009 

Per soddisfare le vostre richieste, eccovi il mio sonetto che vi è garbato così tanto:

Cristoforo Colombo?

Stamattina su El País ho letto 
che Colombo parlava catalano.
"Maremma bòna!", lì per lì ho detto,
"che notiziaccia pe' un italiano".

Certo, che 'sto pòr'òmo benedetto
che ambiva solo a naviga' lontano,
'un lo lasciamo 'n pace, poveretto,
pe' ave' scoperto 'l suolo americano.

Ma 'n fin dei conti, che ci può importa'
chi era o la lingua che parlava?
La su' èra si sa, lo maltrattava.

Sul su' nome 'un si fa' che chiacchiera',
ma lui cìa la Colombia solamente,
mentre Amerigo... tutto 'l continente.

Come vi avevo annunciato prima di recitarvelo, l'ispirazione mi venne leggendo un articolo da un quotidiano spagnolo.


Tünde · 895 visite · 3 commenti
21 Ott 2009 

Finalmente, ci siamo. Tra qualche giorno, riprenderanno le lezioni anche nel Laboratorio del Sonetto. 
Durante l'estate, Ivanone scrisse una mail in cui ci prometteva: "Siccome le Signore si divertono... ora non ho tempo, ma al tempo delle castagne, a vetrine estive chiuse, daremo loro i versi con i quali si divertono." 
Lui non lo sa, ma le suddette Signore (che solo chi è implicato sa di chi parlo), d'allora non fanno altro, che cercare in tutte le maniere d'interpretare le lancette dell'orologio, perché non vedono l'ora!

Ma come in tutte le cose belle e perfette, qualcosa deve sempre stonare. Stavolta a metterci "le zampe" è il magister e le sue date inopportune. Perciò gli ho dedicato un sonetto fornendogli le motivazioni del mio disappunto:

26 Ottobre,... e io so' rovinata

Eh no, maremma bòna 'ndiavolata!
Così 'un va punto bene! E' un bordello!
Proprio all'esordio del Grande Fratello
Burroni ci fa fa' la rimpatriata.

Ma lo sa che così fa 'n gran macello,
'un voglio perde' manco 'na puntata...
Per me sarebbe meglio cambia' data,
perché è 'no show che stimola 'l cervello!

'un te lamenta' sicché durante l'anno
se scarseggia la nostra produzione
o 'un ti garba i sonetti che si fanno...

Ché io, pe' trova' l'ispirazione...
guarda è strano... ma sai che devo fa'?
Bisogna osservi la stupidità.

Ovviamente, mi ha subito risposto per le rime. Quindi, eccovi la replica:

Programmi seri

Grande Fratello? Oh, che novità!
Davanzo ce n'è poche di cazzate
che tutti i giorni ci tocca guarda'
di giorno, sera, inverno, autunno, estate...
... ma qualcosa di bòno c'è, a cerca':
'l 12 Novembre sintonizzate
su Sky Fox Crime le vostre frequenze,
inizia il serial "Il mostro di Firenze".

Forse vi chiederete, come mai Burroni citi "Il mostro di Firenze". Solo per chiudere l'ottava rima? 
La soluzione è semplice: nella menzionata serial, potrete ammirare lui in prima persona. Francesco sarà in veste di Mario Vanni, alias il postino (che se persevererete fedelmente, forse avrete anche la fortuna di verificare se effettivamente suonerà - sempre - due volte).


Tünde · 520 visite · 4 commenti
14 Ott 2009 

Come qualcuno di voi sa, ho un 'amore-odio' sviscerato per A. Schopenhauer. 
L'odio mi ha spinto a dedicargli un sonetto e l'amore mi sprona a dargli ragione... quando non riesco a contrastarlo. 

Siccome lui scrisse che la lettura del giornale sostituisce la preghiera mattutina, beh, anche se, forse, non l'avesse inteso in questo modo, stamattina ho deciso di andare alla ricerca della vecchia abitudine perduta, ma non ho affatto aperto un libro dei salmi, bensì un libro da me molto apprezzato, dove ho trovato la preghiera che cercavo: 

"Non più dunque agli uomini mi rivolgo; ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi e di tutti i tempi. Se è permesso a deboli creature, perdute nell'immensità e impercettibili al resto dell'universo, osar domandare qualcosa a te, a te che hai dato tutto, a te i cui decreti sono immutabili quanto eterni, degnati di guardar con misericordia gli errori legati alla nostra natura. Che questi errori non generino le nostre sventure. Tu non ci hai dato un cuore perché noi ci odiassimo, né delle mani perché ci strozziamo. Fa che ci aiutiamo l'un l'altro a sopportare il fardello d'una esistenza penosa e passeggera; che le piccole diversità tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, tra tutte le nostre lingue insufficienti, tra tutti i nostri usi ridicoli, tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate, tra tutte le nostre condizioni ai nostri occhi così diverse l'una dall'altra, e così eguali davanti a te; che tutte le piccole sfumature che distinguono questi atomi chiamati uomini, non siano segnale di odio e di persecuzione; che coloro i quali accendono ceri in pieno mezzogiorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole; che coloro i quali coprono la veste loro d'una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa portando un mantello di lana nera; che sia eguale adorarti in un gergo proveniente da una lingua morta, o in un gergo più nuovo; che coloro il cui abito è tinto di rosso o di violetto, che dominano su una piccola parte d'un piccolo mucchio di fango di questo mondo e che posseggono alcuni frammenti arrotondati di un certo metallo, godano senza orgoglio di ciò che essi chiamano grandezza e ricchezza, e che gli altri guardino a costoro senza invidia; poiché tu sai che nulla vi è in queste cose vane, né che sia da invidiare né che possa inorgoglire.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli! Ch'essi abbiano in orrore la tirannide esercitata sugli animi, così come esecrano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e dell'industria pacifica! Se i flagelli della guerra sono inevitabili, non odiamoci però, non laceriamoci a vicenda quando regna la pace, e impieghiamo l'istante della nostra esistenza per benedire egualmente, in mille lingue diverse, dal Siam sino alla California, la tua bontà che questo istante ci ha dato."

"Trattato sulla tolleranza", Voltaire

E come quasi tutte le preghiere, per me, sembrano essere utopiche, purtroppo non riesco a considerare diversamente neanche questa. Per me, sono parole formulate da un uomo dotato, almeno a parole, di una bella dose di buon senso e umiltà.
Ho scritto volutamente almeno a parole, perché, ahimè, non ho avuto né il piacere né la fortuna di conoscerlo personalmente. Quindi, devo fidarmi ciecamente della sua onestà intellettuale, di ciò che aveva vergato e di ciò che ci è stato trasmesso, malgrado riscontrassi dei passaggi le cui applicazioni io veda assai ardue e direi incompatibili con una normale vita quotidiana. 

La mia domanda e dubbio però è: 
Chi tra voi, miei carissimi conoscenti (ricchi e poveri, religiosi e atei, creduloni e scettici, furbi e intelligenti, introversi ed estroversi, spiritosi e permalosi, vogliosi e permissivi, pedanti e superficiali), riusci(res)te a mettere in pratica queste parole? 
Se per caso, ci fosse qualcuno: alzi la mano! Inoltre l'inviterei di farsi avanti tranquillamente perché vorrei conoscerlo meglio!
Infine, mi rammarica non poter, più, chiamare in causa, anche e soprattutto, il diretto interessato: Voltaire.


Tünde · 1329 visite · 2 commenti
13 Set 2009 
 
Con mega ritardo metto su il sonetto di risposta d’Ivano al mio, pubblicato il 10 agosto.
L’avrei dovuto fare subito, visto che non ho fatto in tempo a pubblicare il mio sonetto, che già la risposta di Ivano giaceva nella mia casella, sottolineandomi: "Quando si pubblica, si pubblica tutto, come abbiamo fatto io e Francesco".
Ma mentre Francesco e Ivano si sono accontentati di pubblicare i loro sonetti sui quotidiani locali, io invece lo faccio per via etere: 

Come sei bella e dolce, Tünde 

Come sei bella, dolce immacolata!
Quel femminile tratto si presenta
con la bellezza immensa e delicata
che mi colpisce e il cuore mi tormenta. 

Creatura sei, tu da Dio creata
per dare pace e gioia; ma sgomenta
rimane poi quell’alma innamorata
che sol di contemplar non è contenta, 

perché quel gran desio che il cuore spezza
manda profonda una prece al cielo
su dove aleggia quella tua bellezza. 

Così pregando te m’involo e anelo
a sfiorare il tuo viso con dolcezza
e discovrir così ‘l candido velo. 

Ivano Scalabrelli, 12 agosto 2009. 

... E per questo bel sonetto Ivano è stato ricompensato da ben due sonetti di risposta, ma siccome non vorrei trasformare il mio blog in una sorta di soap opera a puntate, per chi fosse curioso sul prosieguo della storia, è gentilmente pregato di contattare privatamente i diretti interessati… augurandoci con tutto il cuore che non ci sia nessun’anima in pena che vada in fibrillazione per queste cose.


Tünde · 793 visite · 3 commenti
24 Ago 2009 

Quasi tutte le mie amiche ormai ce l'hanno, sicché questa estate mi sono lasciata sedurre anche io dalla tentazione di possedere le cosiddette "scarpe ballerine".
Non mi sono affatto pentita nell'averle acquistate, perché si calzano bene, sono leggere e comode.

Ieri, sono uscita a fare una passeggiata indossandole e mi sono ricordata mia madre e la sua grande ambizione, quando ero piccola, di farmi diventare una ballerina di danza classica. Ma già a quel tempo, io con la complicità di mio padre, ho optato per il gioco degli scacchi, che riusciva a destare maggiormente il mio interesse.

E proprio ieri, mentre camminavo, ho concluso che alla fine tra il ballet(to) e gli scacchi, la differenza - per me - non è poi così abissale, poiché invece di far salticchiare il mio corpo, ho deciso di far salticchiare la mia mente.

Tünde · 713 visite · 3 commenti
10 Ago 2009 

Certo che il tradimento fa sempre male e purtroppo non è mai piacevole, soprattutto se la tradita è coinvolta in prima persona e per di più se una è abituata a ricoprire il ruolo (praticamente fino a ieri) della "musa ispiratrice" e di colpo viene sostituita da un'altra persona.
Quindi, non mi potevo sentire indifferente neanche io al riguardo senza dire la mia:

 Quando ‘l amore… 
Allora ‘unn’è ‘no scherzo ingannatore,
quella di Silvia ‘unn’era ‘na bugia,
quando m’ha detto che nell’ultim’ore
‘na storia appassionata ha preso il via, 

a sòn di versi sbocciati dal cuore.
Ho detto: “Pensa un po’ che porcheria,
il mi’ Ivanone allora è un traditore…
manda a un’altra la su’ dolce poesia! 

O chi sarebbe, giù, ‘sta fortunata?”
E Silvia: “Ma che dici?! Stai tranquilla!
La fila ‘n Dòmo è stata la scintilla  

d’una disfida gentile e serrata…
sicché ‘un c’è Rita, Sara e neanche Alice:
‘l Burroni è la su’ musa ispiratrice!” 

NB: I personaggi non sono fittizi, attualmente fanno parte tutti del “Laboratorio del sonetto in vernacolo senese”.
E senza nemmeno accennarlo, per chi non ne facesse parte, la burla per (e tra di) noi rappresenta il nostro pane quotidiano.

Tünde · 630 visite · 2 commenti
20 Lug 2009 

Ho trovato questa chicca scritta da Rumi e la dedico a un mio carissimo amico che momentaneamente vive in Egitto.

Tutto quanto...

Tutto quanto concerne l'Anima si
svela spontaneamente e ogni
sforzo razionale non fa che allontanarla.
Questo perché la sua natura
non è fenomenica. Si coglie
col cuore come una poesia, come
un'opera d'arte. Si sente, si ama
ma nessun concetto, come ombra
fugace, è ad essa adeguata.

Fantino, visto che me l'hai fatto ricordare, è per te!

Tünde · 636 visite · 2 commenti
07 Lug 2009 

Oggi ho ricevuto la segnalazione di questo articolo dal Belgio e lo pubblico volentieri.


Etruschi padri dei Toscani? Il Dna dice di no  

Uno studio in cui è coinvolta l'Università di Parma rivela che non esiste relazione genetica tra gli abitanti dell'antica Etruria e i toscani attuali.
 I toscani non sono Etruschi. E’ questa la sorprendente conclusione di una ricerca condotta su campioni di Dna antichi e moderni realizzato da ricercatori italiani, delle Università di Firenze, Ferrara, Pisa, Venezia e che visto protagonista anche l’Università di Parma.

Lo studio, pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Molecular Biology and Evolution” dell’Università di Oxford, ha preso in esame non solo materiale genetico etrusco, ma anche quello appartenente ad individui vissuti in età medievale, tra il X e il XIV secolo, entrambi confrontati quindi con il Dna dei toscani d’oggi.

Ebbene, se esiste una relazione genetica con gli abitanti della Toscana medievale, nessun rapporto parrebbe sussistere con gli abitanti dell’antica Etruria. Per Antonella Casoli dell’Università di Parma è da escludere, sulla base degli ultimi test, “che le sequenze del Dna più antico, di epoca etrusca appunto, possano contenere degli errori o essere state contaminate”. “La spiegazione più semplice – continua - è che la struttura della popolazione toscana ha subito nel primo millennio avanti Cristo importanti cambiamenti demografici".

Dunque gli Etruschi si sono davvero estinti? Il gruppo dei ricercatori non esclude che in alcune località isolate siano rimaste tracce della loro eredità genetica, alla ricerca delle quali si sta già lavorando. Ma nel complesso, ribadisce la professoressa Casoli, “immigrazioni ed emigrazioni forzate hanno diluito l'eredità genetica etrusca tanto da renderne difficile il riconoscimento”.

L’eccezionale scoperta si inserisce per altro nella complessa ed irrisolta questione sulle origini degli Etruschi, dove era stato ancora il Dna a mostrare un’affinità tra i Toscani di oggi e le popolazioni dell’Anatolia (odierna Turchia). Ma l’indagine che ha visto coinvolta l’Università di Parma parrebbe rimettere tutto in discussione: “E' interessante che alcune ricerche abbiano dimostrato una somiglianza genetica fra i toscani attuali e le popolazioni dell'Anatolia” spiega la professoressa Casoli, che prosegue: “ma questi studi ci direbbero qualcosa sulle origini degli Etruschi solo se si dimostrasse una continuità genetica tra Etruschi e toscani contemporanei, mentre il nostro studio fa pensare che sia vero il contrario”.



Tünde · 492 visite · 4 commenti
30 Giu 2009 

Riporto queste parole che mi hanno fatto riflettere sul clima sociale che sta sperimentando l'era in cui ci troviamo a vivere; e forse da interpretare, anche, come una possibile alternativa alla morale dominante del modus vivendi e della solidarietà:

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla Terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
 
Non svelo nient'altro, anche perché nel caso qualcuno si trovi a condividerne il contenuto, sarà in primis a correre per scoprire di chi e cosa si tratti.

Tünde · 496 visite · 0 commenti
19 Giu 2009 

Ultimamente, mi è capitato di tradurre alcune poesie di un poeta ungherese contemporaneo.
Fin qua, niente di eccezionale o sensazionale, se non per il semplice fatto che quando ho letto le poesie, il primo impatto che ho avuto, è stato: "Mi sa che si tratta del solito prestigiatore letterario che oltre la sua voglia di emergere, vorrebbe lasciare stupefatta anche la platea dimostrando quanto sia all'altezza di mettere assieme parole ricercatissime esibendo a più non posso il suo vocabolario". 

Ma poi, mi sono detta che non può essere possibile che simili poesie abbiano ricevuto il nihil obstat da parte di un qualsiasi editore e le ho rilette non so quante volte, finché, quando meno me l'aspettavo, l'illuminazione mi ha teso la mano...
Mi sono resa conto che quelle parole (strane, incomprensibili, odiose, tediose), quelle metafore, comparazioni (così assurde, noiose, inadatte e spesso e volentieri contraddittorie) stavano proprio al loro posto e non potevano neppure essere sostituite con altre.
Era come comporre un puzzle senza conoscere però il quadro finale, ma pezzo dopo pezzo l'immagine mi si chiariva, prendeva colore e successivamente anche vita apportando con sé il vero significato del poema.  

E' stato un bel duello ed ero così felice di essere stata capace di sconfiggere atterrando, per l'ennesima volta, la mia superbia e diffidenza.

Esultavo, così tanto, per la vittoria che la mia gioia assomigliava piuttosto a quella della scimmia... quando ha appena scoperto di avere una coda.
 

Tünde · 502 visite · 2 commenti
28 Mag 2009 

Questo post è dedicato a un mio carissimo lettore, che so che mi legge fedelmente di nascosto e che fino adesso non ha avuto il coraggio di commentare il mio blog, ma in compenso mi spedisce dei sonetti bellissimi.

Il primo è una risposta al mio sonetto "Cose della vita", che ho pubblicato qui, il 28 marzo.

L'ispirazione di Tünde

Tünde, 'un te la piglia, capita spesso
d'un ave' più la giusta ispirazione;
te, stai tranquilla, si 'ampa lo stesso,
o prima o dopo arriva l'occasione.

A me è capitato, e ti 'onfesso
che un giorno m'arrivò all'improvviso,
quand'ero tanto stanco e un po' dimesso:
l'ispirazione venne dal tu' Viso.

Ti dedi'ai di getto un bel sonetto 
e così la tu' figura portai via
co' mi' pensieri forti e l'ansia 'n petto;

ti conservai ne la fantasia,
sperando di trovarmi al tu' cospetto
pe' riscrive' per te un'altra poesia.

Ivano Scalabrelli, 21 Marzo 2009.

Il secondo, invece, è un sonetto inviatomi poco prima del mio compleanno senza che lui ne fosse a conoscenza.

Il sonetto della notte per Tünde

Cara mia dolce Tünde, Tu sei bella;
sembri una rosa in fiore a primavera,
con gli occhi belli, dolci di fanciulla
e il viso adorno dalla chioma nera.

Senza di te intorno resta il nulla:
più triste è il giorno e tetra ancor la sera,
mentre lontan da te il mio cuore culla
la passione più fervida e sincera.

Bella sei tu quando che guardi e dici,
quando parli di noi di tante cose,
quando sorridi allegra fra gli amici

durante le serate un po' briose,
quando componi versi ed incornici
parole belle, dolci e melodiose.
Ivano Scalabrelli, 07 Maggio 2009.

Ovvia, Ivanone, sei in onda! 


Tünde · 1193 visite · 3 commenti
10 Mag 2009 

Ci sto provando in tutti i modi, ma non riesco a dare torto a V. Alfieri che inizia "Vita" con queste parole: "Il parlare, e molto più lo scrivere di sé stesso, nasce senza alcun dubbio dal molto amor di sé stesso". Ma poi penso che qualcuno dovrà pur farlo. Anche se la lettura non è detto che renda l'uomo più umano... purtroppo...

Con questa consapevolezza, con la promessa ad alcune persone, ma soprattutto a me stessa di leggere il libro e con la speranza che il paese in questione, forse, tra breve diventi la mia nuova patria, ho letto: "La masai bianca". 
L'autrice è la svizzera Corinne Hoffmann che dalla sua esperienza personale, a quanto sembra, abbia fatto la sua carriera e fortuna.

Devo dire che il libro, anche se è scritto con un linguaggio semplice, mi ha divertito molto e proprio per questo l'ho letto in un attimo. Ero abbastanza ignorante riguardo la vita e i costumi dei masai. 

La protagonista si sposa con un uomo di una tribù guerriera: dunque, due mondi completamente differenti che s'incontrano, due mentalità diverse che cercano di arrivare a un punto d'incontro, sperando di superare qualsiasi contrasto, grazie all'amore che li unisce.

La storia d'amore dopo alcuni anni finisce, soprattutto per la cultura di lui per la quale i diritti delle donne sono basati esclusivamente nell'educare i figli, lavorare e rimanere agli ordini del proprio marito; lei, ragazza d'origini francesi e tedesche si trova a non sopportare più quella che vede come imposizione del marito. 

Dunque, la frase di Molière: "La grande ambition des femmes est d'inspirer l'amour", a quante pare, a lei è riuscita soltanto come intento.


Tünde · 672 visite · 5 commenti
01 Mag 2009 

... nella lingua italiana tra i lemmi: DIO e IO c'è soltanto una piccolissima differenza, ovvero una banalissima lettera "d".

Sono felicissima perché d'ora in avanti, mi potrò tranquillamente considerare (quasi) una divinità! 

Tünde · 550 visite · 3 commenti
07 Mar 2009 

Da giorni leggo e sento un po' ovunque la stessa frase: "Bisogna uscire fuori dalla crisi": si organizzano qua e là x e y incontri per promuovere, boh, sinceramente non lo so..., forse qualche prodotto di marca! 
 
Infine, sono altrettanti giorni che mi faccio la stessa domanda, visto che ahimè la mia memoria comincia a vacillare: "Ma come abbiamo fatto a entrarci?!", perché non mi ricordo più la porta d'accesso... 

Dulcis in fundo: per adesso, di parole se ne sparano tante, ma nessuno viene preso. 

Allora, chi c'è c'è, chi non c'è non c'è: comin... continua il gioco! E... strada permettendo, io ora scappo perché non vorrei mi facessero tana!


Tünde · 601 visite · 1 commento
01 Mar 2009 

La lettura è un passatempo piacevole. Può essere notevole se si riesce a trarne preziose informazioni, unendo il gradevole con l'utile. Ma diventa lodevole se il testo è in grado di descrivere la situazione attuale, suscitando nel lettore un senso di gioia o di mestizia... a seconda dei casi.

Recentemente, ho letto il sonetto "Er bon governo" di G. G. Belli e sono rimasta stupefatta nello scoprire come il tempo sembra non sia affatto passato, nonostante fosse redatto nel 1836!

Er bon governo

Un bon governo, fijji, nun è cquello
Che vv'abbotta l'orecchie in zempiterno
De visscere pietose e ccor paterno:
Puro er lupo s'ammaschera da aggnello.

Nun ve fate confonne: un bon governo
Se sta zzitto e ssoccorre er poverello.
Er restante, fijjoli, è tutt'orpello
Pe accecà ll'occhi e ccomparì a l'isterno.

Er vino a bbommercato, er pane grosso,
Li pesi ggiusti, le piggione bbasse,
Bbona la robba che pportàmo addosso...

Ecco cos'ha da fà un governo bbono;
E nnò ppiàggneve er morto, eppoi maggnasse
Quant'avete, e llassavve in abbandono.

(Giuseppe Gioachino Belli, 25 settembre, 1836.)

Tünde · 716 visite · 4 commenti
14 Feb 2009 

Come qualcuno di voi già sa, a partire da questa settimana sono diventata un'allieva del laboratorio del gruppo dei sonettisti senesi e da alcuni giorni i miei pensieri li esprimo in versi...

Mi sento immensamente onorata per essere stata accolta in maniera affettuosa e calorosa.
Ho degli insegnanti da cui avrò la possibilità d'imparare non solo lo stile di come poetare scrivendo sonetti, ma anche come scrivere i suddetti in vernacolo senese. Per me è una occasione unica e ne sono molto fiera e lieta!

L'ispirazione da parte dei miei colleghi è tanta, la loro produzione è en gros, mentre io compongo ancora solo artigianalmente.

Comunque, sono stata già introdotta nel modo più soddisfacente, visto che il mio 'maestro', Francesco Burroni, ha scritto di me: "la fanciulla ungherese che brucia i tempi". Spero di non deluderlo. 

... E ora che mi hanno messo a disposizione un cavallo e sto già in sella, ho solo da galoppare per raggiunger la compagnia bella!


Tünde · 952 visite · 3 commenti
02 Feb 2009 

tenendo ognor la mente in sua balia", questa citazione descrive appieno l'esperienza che ho avuto nel leggere il mio primo romanzo in esperanto: "Ĝambo rafiki. La karavano de amikeco tra Afriko" scritto da Székely Tibor.

Non saprei perché questo libro mi abbia colpito così profondamente: forse perché è stato scritto da un mio compaesano, forse perché possiedo anche io lo spirito avventuroso, forse perché parla di terre lontane, culture e lingue diverse, forse perché sono appena tornata dall'Africa, forse per tutti questi motivi messi assieme o... ma in fondo a chi può importare? Resta il fatto che questo viaggio, che lo scrittore ha intrapreso attraversando quasi venti paesi, vorrei farlo anche io...  e se il progetto non dovesse andare in porto, almeno mi consolerò nell'averlo fatto mentalmente.

Concordo pienamente con l'autore quando dice: "Ni restas senspiraj pro emocio. Subite antaux niaj okuloj malfermigxis panoramo de tute nova mondo", perché è la spinta che sprona anche a me a intraprendere un viaggio, offrendomi la possibilità di lasciare dietro il mio essere abituato, arrugginito e intrappolato nella quotidianità e di rinascere, come la fenice dalle proprie ceneri, con una nuova visione del mondo che apporta con sé tutte le sue ricchezze. 

Un libro bellissimo, ma temo esista solo in esperanto, quindi non vi farò nessuna recensione, perché, a meno che non decidiate d'imparare la lingua, non avreste l'opportunità di apprezzarlo.

In cambio, ho deciso d'essere magnanima deliziandovi con un'altra mia "poesia" che narra, nientedimeno, il mio primo contatto con alcuni esperantisti italiani. Si tratta di "un'opera d'arte" che ho scritto un po' di tempo fa:

Comincia il corso intensivo d'esperanto,
Dalle ore dieci mi stanno 'sperando',
Dietro un portone di una x scuola 
E appena entro, sento:  - Ah, eccola!

- Sì, sono io, anche se vi sembra strano,
Sono venuta apposta a Montepulciano,
A rendermi conto che non è solo un sogno,
Di studiare e porre fine al "mi vergogno".

Oltre il professore, siamo in totale tre
E dopo il pranzo si ricomincia alle tre.
Noto che è una lingua come tante altre,
Con regole non difficili da imparare.

In un atmosfera, a dir poco, familiare,
Dove è facile mettersi a confabulare,
Ci si sente ad agio a parlare dei ricordi
E viene citato persino Alberto Sordi.

Questo è solo l'inizio di un'avventura,
Di una storia, che al giorno d'oggi dura.
Chi saprà dire ancora per quanto tempo?
E ammetto: è stato un bell'avvenimento!

 

Tünde · 1923 visite · 4 commenti
13 Gen 2009 

Prevedevo di non poter permettermi lo sfizio di non assistere al dibattito: "Ma che razza di parole usi?" organizzato dal circolo Arci di Siena che ha visto come i suoi principali protagonisti e ospiti gli attori Moni Ovadia e Dario Vergassola. A metà dell'incontro, ha avuto luogo anche l'intervento telefonico di Roberto Natale, il presidente della FNSI, che a un certo punto per motivi ignoti, chiamiamoli tecnici, si è interrotta la conversazione.

L'incontro si è organizzato soprattutto per dire NO a qualsiasi forma di razzismo e discriminazione, per riflettere sull'uso responsabile di "che razza di" linguaggio usiamo, di cercare di non fare mai di tutta un'erba un fascio; inoltre si è parlato anche della guerra nella striscia di Gaza e non per ultimo del monopolio e della manipolazione dell'informazione. 
(Qui mi vengono in mente le parole di G. Orwell: "Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori d'altri, questo è tutto.", aggiungendo tra l'altro che è il mio perenne dilemma, perché da un lato dò ragione a Orwell, ma dall'altra parte penso che forse non bisognerebbe gettare la spugna rassegnandosi nel tentare di cambiare... l'immutabile.)

Devo dire che ho (ri)visto un Moni Ovadia in forma, con grinta e molto deciso nel voler trasmettere quello che si è proposto di dire e un Dario Vergassola - la prima volta che lo vedo dal vivo - divertente, sempre con la battuta pronta (a mio giudizio forse un po' pure troppo) e non per ultimo un pubblico molto ricettivo e stranamente silenzioso (a parte quei pochi, ovunque ti trovi, sempre presenti e pronti a ciancicarti la gomma americana nelle orecchie... incluso a un concerto di musica classica!) 
Mi ha fatto particolarmente piacere sentire Moni Ovadia accennare al mio linguista preferito: Noam Chomsky.

Ero intenzionata a prendere degli appunti (il mio registratore l'ho dimenticato a casa), ma mi sono vista impossibilitata: innanzitutto perché non c'erano posti a sedere (la sala messa a disposizione era stracolma) e soprattutto perché prendere appunti significava perdere racconti, annedotti e battute preziose.
 
Insomma, due intensissime ore talmente coinvolgenti che per mia sorpresa non mi sono affatto sentita stanca e stare davanti alla prospettiva di rimanere in piedi per due ore (che sono pur sempre centoventi minuti), in una sala strapiena di persone, all'inizio non era un'idea molto allettante, ma ce l'ho fatta ed è valsa veramente la pena.


Tünde · 456 visite · 0 commenti
05 Gen 2009 


Dopo tante esitazioni mie ed esortazioni d’altri, finalmente, sono arrivata alla conclusione di aprire anch’io un blog. Inizio, dunque, presentando il significato e l’origine del mio nome al fine direnderlo visibile.

Infatti, ovunque vada nel mondo, appena mi presento a qualcuno - che non sia di madrelingua ungherese – la domanda con cui vengo "sorpresa" è sempre la stessa (comprensibilmente, poiché il nome esiste esclusivamente nella lingua ungherese): "Di dove sei?" "Che nome è Tünde, per caso è tedesco?!"

Pertanto, in queste situazioni non faccio altro che rimboccarmi le maniche e per l'ennesima volta, come un registratore, enuncio solennemente la solita risposta: "No, sono ungherese, eccome! E per di più il mio nome è ungherese doc, anzi è frutto della fantasia di un poeta ungherese, vissuto nei primi dell‘800 che si chiama Vörösmarty Mihály e nella letteratura ungherese esiste una sua opera teatrale nella quale il poeta inventa il nome. L’opera s’intitola: "Csongor ésTünde". Csongor (un nome ungherese maschile) che nell’opera fiabesca copre il ruolo di figlio minore di un re e Tünde (che deriva dalla parola ungherese “tündér “ che significa “fata”) che nell’opera fa la parte della regina delle fate” […]


Breve presentazione dell’opera teatrale:“Csongor és Tünde”


Nella creazione del dramma fiabesco“Csongor és Tünde” (che è in cinque atti), il poeta s’ispira al “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare.

“Csongor és Tünde” è la creazione più originale nel campo del teatro di Vörösmarty, che deriva il suo intreccio dal cinquecentesco “Principe Argivo” di Albert Gyergyai, ma con l'introduzione di alcuni personaggi supplementari e conferendo a quelli, mutuati significati tipici e simbolici. Vörösmarty trasforma la «bella storia» del Gyergyai in un dramma filosofico.

L'intreccio consiste principalmente nella peregrinazione del principe Csongor alla ricerca di Tünde, che è una fata, vale a dire alla ricerca della felicità, ma a un certo punto, al decisivo crocevia, Csongor, incontra tre personaggi: il mercante, il principe e il filosofo, che hanno ciascuno una loro propria via verso la felicità che intendono insegnare a Csongor.

Tre atti più in là l'incontro si ripete al trivio, allorquando i tre personaggi tornano delusi, dopo aver esperimentato il fallimento del proprio credo: la ricchezza, la potenza, il sapere.

Questo secondo incontro avviene dopo l'apparizione di un altro personaggio: la personificazione della Notte, che in un monologo rivela una pessimistica concezione della storia che ritorna nel nulla, e poi commenta, beffarda, la decisione di Tünde di abbandonare il suo stato soprannaturale di fata per soddisfare il desiderio di un uomo mortale.

Il tessuto dell'intreccio è arricchito, la ricerca della felicità è resa più complessa dal fatto che Vörösmarty mette Balga al servizio di Csongor e al seguito di Tünde colloca Ilma.

Non si tratta di semplici contrappesi drammatici o di ancoraggi nel realismo: anche Balga e Ilma sono alla ricerca uno dell'altra e viceversa servono per rendere più larga la gamma dei sentimenti e dei tipi umani e permettere al poeta un procedimento acontrappunto che, aggiunto alle bravure timbriche, soprattutto nelle scene dei genietti e dei diavoletti, conferisce a tutta la fiaba drammatica una stupenda musicalità.

Nonostante la delusione dei treviandanti e la filosofia pessimistica della Notte, il dramma ha lieto fine:

“È mezzanotte, la notte è fredda e triste,Il cielo si copre di lutto. / Vieni, caro, a gioire nella notte con me, / L'unico a star desto è l'amore”.


Tünde · 2430 visite · 10 commenti