Pál Tünde Noémi

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Affissione degli articoli inviati in: Gennaio 2009

13 Gen 2009 

Prevedevo di non poter permettermi lo sfizio di non assistere al dibattito: "Ma che razza di parole usi?" organizzato dal circolo Arci di Siena che ha visto come i suoi principali protagonisti e ospiti gli attori Moni Ovadia e Dario Vergassola. A metŕ dell'incontro, ha avuto luogo anche l'intervento telefonico di Roberto Natale, il presidente della FNSI, che a un certo punto per motivi ignoti, chiamiamoli tecnici, si č interrotta la conversazione.

L'incontro si č organizzato soprattutto per dire NO a qualsiasi forma di razzismo e discriminazione, per riflettere sull'uso responsabile di "che razza di" linguaggio usiamo, di cercare di non fare mai di tutta un'erba un fascio; inoltre si č parlato anche della guerra nella striscia di Gaza e non per ultimo del monopolio e della manipolazione dell'informazione. 
(Qui mi vengono in mente le parole di G. Orwell: "Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori d'altri, questo č tutto.", aggiungendo tra l'altro che č il mio perenne dilemma, perché da un lato dň ragione a Orwell, ma dall'altra parte penso che forse non bisognerebbe gettare la spugna rassegnandosi nel tentare di cambiare... l'immutabile.)

Devo dire che ho (ri)visto un Moni Ovadia in forma, con grinta e molto deciso nel voler trasmettere quello che si č proposto di dire e un Dario Vergassola - la prima volta che lo vedo dal vivo - divertente, sempre con la battuta pronta (a mio giudizio forse un po' pure troppo) e non per ultimo un pubblico molto ricettivo e stranamente silenzioso (a parte quei pochi, ovunque ti trovi, sempre presenti e pronti a ciancicarti la gomma americana nelle orecchie... incluso a un concerto di musica classica!) 
Mi ha fatto particolarmente piacere sentire Moni Ovadia accennare al mio linguista preferito: Noam Chomsky.

Ero intenzionata a prendere degli appunti (il mio registratore l'ho dimenticato a casa), ma mi sono vista impossibilitata: innanzitutto perché non c'erano posti a sedere (la sala messa a disposizione era stracolma) e soprattutto perché prendere appunti significava perdere racconti, annedotti e battute preziose.
 
Insomma, due intensissime ore talmente coinvolgenti che per mia sorpresa non mi sono affatto sentita stanca e stare davanti alla prospettiva di rimanere in piedi per due ore (che sono pur sempre centoventi minuti), in una sala strapiena di persone, all'inizio non era un'idea molto allettante, ma ce l'ho fatta ed č valsa veramente la pena.


Tünde · 454 visite · 0 commenti
05 Gen 2009 


Dopo tante esitazioni mie ed esortazioni d’altri, finalmente, sono arrivata alla conclusione di aprire anch’io un blog. Inizio, dunque, presentando il significato e l’origine del mio nome al fine direnderlo visibile.

Infatti, ovunque vada nel mondo, appena mi presento a qualcuno - che non sia di madrelingua ungherese – la domanda con cui vengo "sorpresa" č sempre la stessa (comprensibilmente, poiché il nome esiste esclusivamente nella lingua ungherese): "Di dove sei?" "Che nome č Tünde, per caso č tedesco?!"

Pertanto, in queste situazioni non faccio altro che rimboccarmi le maniche e per l'ennesima volta, come un registratore, enuncio solennemente la solita risposta: "No, sono ungherese, eccome! E per di piů il mio nome č ungherese doc, anzi č frutto della fantasia di un poeta ungherese, vissuto nei primi dell‘800 che si chiama Vörösmarty Mihály e nella letteratura ungherese esiste una sua opera teatrale nella quale il poeta inventa il nome. L’opera s’intitola: "Csongor ésTünde". Csongor (un nome ungherese maschile) che nell’opera fiabesca copre il ruolo di figlio minore di un re e Tünde (che deriva dalla parola ungherese “tündér “ che significa “fata”) che nell’opera fa la parte della regina delle fate” […]


Breve presentazione dell’opera teatrale:“Csongor és Tünde”


Nella creazione del dramma fiabesco“Csongor és Tünde” (che č in cinque atti), il poeta s’ispira al “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare.

“Csongor és Tünde” č la creazione piů originale nel campo del teatro di Vörösmarty, che deriva il suo intreccio dal cinquecentesco “Principe Argivo” di Albert Gyergyai, ma con l'introduzione di alcuni personaggi supplementari e conferendo a quelli, mutuati significati tipici e simbolici. Vörösmarty trasforma la «bella storia» del Gyergyai in un dramma filosofico.

L'intreccio consiste principalmente nella peregrinazione del principe Csongor alla ricerca di Tünde, che č una fata, vale a dire alla ricerca della felicitŕ, ma a un certo punto, al decisivo crocevia, Csongor, incontra tre personaggi: il mercante, il principe e il filosofo, che hanno ciascuno una loro propria via verso la felicitŕ che intendono insegnare a Csongor.

Tre atti piů in lŕ l'incontro si ripete al trivio, allorquando i tre personaggi tornano delusi, dopo aver esperimentato il fallimento del proprio credo: la ricchezza, la potenza, il sapere.

Questo secondo incontro avviene dopo l'apparizione di un altro personaggio: la personificazione della Notte, che in un monologo rivela una pessimistica concezione della storia che ritorna nel nulla, e poi commenta, beffarda, la decisione di Tünde di abbandonare il suo stato soprannaturale di fata per soddisfare il desiderio di un uomo mortale.

Il tessuto dell'intreccio č arricchito, la ricerca della felicitŕ č resa piů complessa dal fatto che Vörösmarty mette Balga al servizio di Csongor e al seguito di Tünde colloca Ilma.

Non si tratta di semplici contrappesi drammatici o di ancoraggi nel realismo: anche Balga e Ilma sono alla ricerca uno dell'altra e viceversa servono per rendere piů larga la gamma dei sentimenti e dei tipi umani e permettere al poeta un procedimento acontrappunto che, aggiunto alle bravure timbriche, soprattutto nelle scene dei genietti e dei diavoletti, conferisce a tutta la fiaba drammatica una stupenda musicalitŕ.

Nonostante la delusione dei treviandanti e la filosofia pessimistica della Notte, il dramma ha lieto fine:

“Č mezzanotte, la notte č fredda e triste,Il cielo si copre di lutto. / Vieni, caro, a gioire nella notte con me, / L'unico a star desto č l'amore”.


Tünde · 2424 visite · 10 commenti