Pál Tünde Noémi

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Affissione degli articoli inviati in: Marzo 2009

28 Mar 2009 

Eh, lo so che da giorni fremete, premete, aspettate impazienti che metta su un post, perché ormai siete stanchi e annoiati di leggere gli stessi, ma la mera veritŕ č che da un po' di tempo non ho e non trovo l'ispirazione giusta.

A quanto pare, anche questa pseudo-poetessa ungherese (che cerca disperatamente di comporre sonetti in vernacolo senese) nel vergare la poesia si č trovata in un momento d'assenza totale d'ispirazione:

Cose della vita

Mi so' comprata proprio un bel rimario
e pensavo d'ave' facilitŕ
a sforna' de' sonetti a volontŕ
invece mi succede un po' 'l contrario.

Mi ritrovo davanti 'sto divario
'un m'aspettavo 'sta difficoltŕ
e devo di' con gran sinceritŕ
che 'un m'aiuta manco 'l dizionario.

Mi pare anche d'esse' un po' intontita
e fo cosě 'sta considerazione:
č che m'č andata via l'ispirazione.

Cosě succede anche nella vita:
quando pensi che hai, 'un ce la fai,
e ce la fai sicuro, quando 'un hai.


Approfitto, almeno, per smontare la sua morale, perché a differenza, io non mi sono comprata proprio un bel niente e nonostante... mah... saranno, veramente, cose della vita?

Mi (e vi) consolo e vi lascio in ascolto di questa canzone di Van Morrison. Sembrerebbe che anche la sua mamma, a suo tempo, gli avesse suggerito: "There'll be days like this".


http://www.youtube.com/watch?v=JkVXv-vlCvs


Tünde · 416 visite · 5 commenti
07 Mar 2009 

Da giorni leggo e sento un po' ovunque la stessa frase: "Bisogna uscire fuori dalla crisi": si organizzano qua e lŕ x e y incontri per promuovere, boh, sinceramente non lo so..., forse qualche prodotto di marca! 
 
Infine, sono altrettanti giorni che mi faccio la stessa domanda, visto che ahimč la mia memoria comincia a vacillare: "Ma come abbiamo fatto a entrarci?!", perché non mi ricordo piů la porta d'accesso... 

Dulcis in fundo: per adesso, di parole se ne sparano tante, ma nessuno viene preso. 

Allora, chi c'č c'č, chi non c'č non c'č: comin... continua il gioco! E... strada permettendo, io ora scappo perché non vorrei mi facessero tana!


Tünde · 429 visite · 1 commento
01 Mar 2009 

La lettura č un passatempo piacevole. Puň essere notevole se si riesce a trarne preziose informazioni, unendo il gradevole con l'utile. Ma diventa lodevole se il testo č in grado di descrivere la situazione attuale, suscitando nel lettore un senso di gioia o di mestizia... a seconda dei casi.

Recentemente, ho letto il sonetto "Er bon governo" di G. G. Belli e sono rimasta stupefatta nello scoprire come il tempo sembra non sia affatto passato, nonostante fosse redatto nel 1836!

Er bon governo

Un bon governo, fijji, nun č cquello
Che vv'abbotta l'orecchie in zempiterno
De visscere pietose e ccor paterno:
Puro er lupo s'ammaschera da aggnello.

Nun ve fate confonne: un bon governo
Se sta zzitto e ssoccorre er poverello.
Er restante, fijjoli, č tutt'orpello
Pe accecŕ ll'occhi e ccomparě a l'isterno.

Er vino a bbommercato, er pane grosso,
Li pesi ggiusti, le piggione bbasse,
Bbona la robba che pportŕmo addosso...

Ecco cos'ha da fŕ un governo bbono;
E nnň ppiŕggneve er morto, eppoi maggnasse
Quant'avete, e llassavve in abbandono.

(Giuseppe Gioachino Belli, 25 settembre, 1836.)

Tünde · 557 visite · 4 commenti