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24 Nov 2009 

Annuncio a tutti i lettori di questo blog (sapendo che siete numerosi e mi leggete non solo da molte cittŕ italiane, ma anche dall'estero) che:

Il 27 novembre ci sarŕ la presentazione del libro: "La storia del mondo e altre storie (Sonetti in vernacolo senese)", alle ore 17:00 alla Fiera del Libro, a Piazza Iacopo della Quercia, accanto al Duomo di Siena. 

Interverranno:
Duccio Balestracci - docente di storia medievale presso l'universitŕ di Siena.
Fausto Tanzarella - scrittore.
Francesco Burroni - direttore artistico e persona squisita del Laboratorio del Sonetto.
A seguire letture di sonetti a cura dei poeti del Laboratorio del Sonetto.

So che molti snobbano queste attivitŕ perché le ritengono noiose, ma noi, poeti, del Laboratorio del Sonetto siamo speciali. Eh sě! Saremo lě apposta per dimostrarvi che siamo all'altezza di darvi brio e speranza, gioia e divertimento, spettacolo, arte e cultura, il tutto in vernacolo senese.

Nell'eventualitŕ, perň, ci fosse qualche deluso sulle aspettative promesse o nostalgico delle vecchie e perse abitudini, avrete il nostro permesso di portarvi con voi: ortaggi, uova e pomodori per esprimere il vostro giudizio nei nostri confronti, rendendo la serata ancor piů colorita e gustosa. 
Nel caso ciň avvenisse, saremmo solo che lieti nel ringraziarvi per una tale onorificenza meritata, di tutto rispetto!


Tünde · 218 visite · 1 commento
11 Nov 2009 

Lunedì, Ivano mi ha consegnato in forma cartacea una raccolta di una dozzina di nuovi sonetti, che da febbraio a questa parte ha scritto per me. 
Per ricambiare la sua gentilezza e affetto, ho deciso di pubblicarli, ma solo due (per mancanza di spazio). Aggiungo che sono uno più bello dell'altro ed è stato assai arduo scegliere quali inserire. Alla fine, ho optato per i sonetti sottostanti.

Leggo i suoi sonetti sempre commossa e divertita, perché alle volte faccio un po' di fatica a identificarmi con questa Tünde che lui tanto decanta... che a proposito, mica diventeremo in un futuro la versione moderna di Beatrice e Dante?!
Vorrei sottolineare che se continua a mandarmeli con questa frequenza (a voce mi ha già assicurato che ce ne sarebbero degli altri), allora dovrei prendere in seria considerazione la possibilità di mettermi in contatto già d'adesso con qualche editore disposto a pubblicarmeli.

E' davvero curioso, perché chi mi conosce, sa che non faccio niente di speciale per ispirare e suscitare queste emozioni nel poeta Ivano: né con degli atteggiamenti provocatori, né con un modo di vestire appariscente, né devo usare chissà quale linguaggio, assumendo chissà quale tonalità mielosa per piacere o per attirare la sua attenzione, bensì sono semplicemente me stessa.

Ho scelto questo primo sonetto, perché è una prova palese che lui legga il mio blog, giacché io non gli ho fornito spiegazioni riguardo il mio nome:

Tünde, la dolce Fatina

Tünde, dolce fatina cara e bella
con gli occhi neri che sprizzano fuoco,
sei luminosa al pari d'una stella
e descrivere te è il più bel gioco.

Armoniosa e stupenda damigella,
che dir meravigliosa è dir poco,
fosti, sei e sarai sempre quella
che porto in cuore sempre; ed la mio fioco

cantar, col divenire, fatto grave,
illumini il cammino nei sentieri
ove io m'en vo al suono del soave

dolce tuo canto che nei miei pensieri
echeggia e uccide le passioni prave
però accende sempre i desideri.

29 Maggio 2009, Ivano Scalabrelli

Il secondo, invece, mi ricorda un momento davvero buffo e a dir poco imbarazzante, che è accaduto sabato scorso davanti a un pubblico eterogeneo, misto di turisti e di senesi.
Lui recitò il sonetto prima indicando verso il Duomo e poi presentandomi come la sua modella, la sua musa e quant'altro.
Forse è superfluo accennare, che mi sentivo addosso lo sguardo stupefatto di tutte le persone lì presenti, che verso dopo verso mi analizzavano e mi scrutavano.
In tutta questa coreografia, mi mancava solo un velo, un mazzo di fiori (possibilmente di gigli bianchi), una lampada che illuminasse la mia testa risaltando lo splendore della mia aureola e, direi che, il quadro sarebbe stato non solo pittoresco, ma piuttosto comico.
La prossima volta chiederemo al Magister Burroni se cortesemente ci metterà a disposizione una scenografia adeguata e di non sottovalutare questi dettagli, apparentemente banali.

Tünde

Bello quel viso dolce di una donna
fresca la pelle come giovin rosa
ogni atto, ogni sorriso, ogni sua posa
ricorda un dolce viso di Madonna.

Il suo parlare esotico ed intriso
di sibilanti dolci pronunciate,
le sembianze le mosse delicate
ricordan la vision di Paradiso.

Paradiso terrestre qui fra noi,
Paradiso del Cielo in mezzo ai Santi
ricorda Lei con quei begli occhi suoi,

quando gentil si muove in mezzo a tanti
che certo cercan grazie qui per noi,
per noi ammiratori, spasimanti.

8 Agosto 2009, Ivano Scalabrelli

Ammetto che questo sonetto mi lusinga in modo assai particolare e m'incita la fantasia, perché momentaneamente sono assalita da un'aspirazione da megalomane e pian piano comincio ad accarezzare l'idea di presentare personalmente una istanza nella Città Eterna, per una mia eventuale, come minimo, beatificazione. 
Dato che nella storia della cristianità non c'è nessuna santa o beata con il mio nome, l'illusione di primeggiare colora di aspetti surrealistici questo miraggio. Anche se miracoli ancora non ne ho fatti, non c'è da preoccuparsi, perché posso assicurare che non ho nulla in comune, per esempio, con la beata Quartina del marchese del Grillo, che a quanto pare, portava solo 'jella'. 
Se permettete, io qualcosa di buono ce l'avrei, se non altro... ispiro sonetti a sfondo mistico.


Tünde · 359 visite · 6 commenti
01 Nov 2009 

Per soddisfare le vostre richieste, eccovi il mio sonetto che vi č garbato cosě tanto:

Cristoforo Colombo?

Stamattina su El País ho letto 
che Colombo parlava catalano.
"Maremma bňna!", lě per lě ho detto,
"che notiziaccia pe' un italiano".

Certo, che 'sto pňr'ňmo benedetto
che ambiva solo a naviga' lontano,
'un lo lasciamo 'n pace, poveretto,
pe' ave' scoperto 'l suolo americano.

Ma 'n fin dei conti, che ci puň importa'
chi era o la lingua che parlava?
La su' čra si sa, lo maltrattava.

Sul su' nome 'un si fa' che chiacchiera',
ma lui cěa la Colombia solamente,
mentre Amerigo... tutto 'l continente.

Come vi avevo annunciato prima di recitarvelo, l'ispirazione mi venne leggendo un articolo da un quotidiano spagnolo.


Tünde · 316 visite · 5 commenti