Pál Tünde Noémi

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14 Ott 2009 - 08:39:31
Preghiera a Dio

Come qualcuno di voi sa, ho un 'amore-odio' sviscerato per A. Schopenhauer. 
L'odio mi ha spinto a dedicargli un sonetto e l'amore mi sprona a dargli ragione... quando non riesco a contrastarlo. 

Siccome lui scrisse che la lettura del giornale sostituisce la preghiera mattutina, beh, anche se, forse, non l'avesse inteso in questo modo, stamattina ho deciso di andare alla ricerca della vecchia abitudine perduta, ma non ho affatto aperto un libro dei salmi, bensì un libro da me molto apprezzato, dove ho trovato la preghiera che cercavo: 

"Non più dunque agli uomini mi rivolgo; ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi e di tutti i tempi. Se è permesso a deboli creature, perdute nell'immensità e impercettibili al resto dell'universo, osar domandare qualcosa a te, a te che hai dato tutto, a te i cui decreti sono immutabili quanto eterni, degnati di guardar con misericordia gli errori legati alla nostra natura. Che questi errori non generino le nostre sventure. Tu non ci hai dato un cuore perché noi ci odiassimo, né delle mani perché ci strozziamo. Fa che ci aiutiamo l'un l'altro a sopportare il fardello d'una esistenza penosa e passeggera; che le piccole diversità tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, tra tutte le nostre lingue insufficienti, tra tutti i nostri usi ridicoli, tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate, tra tutte le nostre condizioni ai nostri occhi così diverse l'una dall'altra, e così eguali davanti a te; che tutte le piccole sfumature che distinguono questi atomi chiamati uomini, non siano segnale di odio e di persecuzione; che coloro i quali accendono ceri in pieno mezzogiorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole; che coloro i quali coprono la veste loro d'una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa portando un mantello di lana nera; che sia eguale adorarti in un gergo proveniente da una lingua morta, o in un gergo più nuovo; che coloro il cui abito è tinto di rosso o di violetto, che dominano su una piccola parte d'un piccolo mucchio di fango di questo mondo e che posseggono alcuni frammenti arrotondati di un certo metallo, godano senza orgoglio di ciò che essi chiamano grandezza e ricchezza, e che gli altri guardino a costoro senza invidia; poiché tu sai che nulla vi è in queste cose vane, né che sia da invidiare né che possa inorgoglire.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli! Ch'essi abbiano in orrore la tirannide esercitata sugli animi, così come esecrano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e dell'industria pacifica! Se i flagelli della guerra sono inevitabili, non odiamoci però, non laceriamoci a vicenda quando regna la pace, e impieghiamo l'istante della nostra esistenza per benedire egualmente, in mille lingue diverse, dal Siam sino alla California, la tua bontà che questo istante ci ha dato."

"Trattato sulla tolleranza", Voltaire

E come quasi tutte le preghiere, per me, sembrano essere utopiche, purtroppo non riesco a considerare diversamente neanche questa. Per me, sono parole formulate da un uomo dotato, almeno a parole, di una bella dose di buon senso e umiltà.
Ho scritto volutamente almeno a parole, perché, ahimè, non ho avuto né il piacere né la fortuna di conoscerlo personalmente. Quindi, devo fidarmi ciecamente della sua onestà intellettuale, di ciò che aveva vergato e di ciò che ci è stato trasmesso, malgrado riscontrassi dei passaggi le cui applicazioni io veda assai ardue e direi incompatibili con una normale vita quotidiana. 

La mia domanda e dubbio però è: 
Chi tra voi, miei carissimi conoscenti (ricchi e poveri, religiosi e atei, creduloni e scettici, furbi e intelligenti, introversi ed estroversi, spiritosi e permalosi, vogliosi e permissivi, pedanti e superficiali), riusci(res)te a mettere in pratica queste parole? 
Se per caso, ci fosse qualcuno: alzi la mano! Inoltre l'inviterei di farsi avanti tranquillamente perché vorrei conoscerlo meglio!
Infine, mi rammarica non poter, più, chiamare in causa, anche e soprattutto, il diretto interessato: Voltaire.


Tünde · 743 visite · 2 commenti

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Commenti

Commento di: Franz [ Visitatore ]
Difficilissimo, se non impossibile, mettere in pratica questi consigli... almeno se non arriva l'aiuto del diretto interessato, cioè Dio.
Se uno crede in Dio riuscirà molto più facilmente a tollerare (anzi, Gesù addirittura dice di "amare" i nemici) chi è diverso. La fede in Dio (in qualunque modo lo si chiami) porta a capire che noi uomini siamo semplici creature che non possiamo avere la pretesa di possedere tutta la verità.
San Paolo affermava di prendere le "briciole di verità" che sono in ogni cosa, lasciando perdere il superfluo.
Poi sta alla coscienza e alla storia personale di ciascuno vivere seguendo la strada che Dio indica a ogni uomo...
   16.10.09 @ 11:58:51
Commento di: Tünde [ Membro ]
Secondo me, basterebbe partire SOLO da questa semplice e banale frase che in ogni cosa "c'è un briciolo di verità", perché NESSUNO possa affermare o predicare concetti assurdi come "infallibilità", "possedere la Verità" e così via.

Personalmente, preferisco evitare l'uso della parola "tollerare", perché a mio parere presuppone che ci sia un'altra persona che io debba sopportare... o tollerare, e quindi mi mette (in)consciamente in una posizione di superiorità.
   23.10.09 @ 18:15:52

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